Dal Moro, serve una nuova stagione di politica cattolica per lo sviluppo di Verona

Queste Amministrative registrano una grandissima partecipazione di Veronesi: sono oltre ottocento i nostri concittadini che si sono candidati per i 36 posti del Consiglio comunale. Non potendo dare spazio a tutti, L’Adige inizia con questa intervista a Gianni Dal Moro una serie di intervista ai protagonisti di maggior rilevanza in tutti gli schieramenti politici.

«Non c’è più un partito cattolico in Italia, ma questo non vuol dire che non vi siano più cattolici nella politica. E il loro tempo non è affatto finito, come dimostra la candidatura di Damiano Tommasi: vogliamo cambiare Verona, in termini di sviluppo e di investimento, ma senza dimenticare gli ultimi». Gianni Dal Moro – qui il nostro video – è uno dei politici di peso, con ruolo nazionale, che è sceso in pista per queste comunali. Nel PD è uno dei fedelissimi di Enrico Letta ed ha seguito tutti i dossier economici più bollenti. Nel centrosinistra scaligero è uno di quelli che per primo si è speso per una candidatura diversa, civica e trasversale. Ora avete il candidato, ma basterà in una Verona è da quindici anni che è governata senza soluzione di continuità dal centrodestra?

«Se Verona è stata governata 15 anni di seguito da questo centrodestra è anche perchè c’era sempre la stessa sinistra. E’ questa è una responsabilità tutta nostra, per questo abbiamo scelto Tommasi, puntando a quell’area moderata e cattolica che lui ben rappresenta».

Le amministrative cadono in un momento assai delicato per l’economia: l’amministrazione Sboarina ha deciso di investire su Fiera ed Aeroporto come volani della ripresa. Una misura sufficiente?

«Assolutamente no. Basta vedere come non è cresciuto lo scalo di Verona rispetto a Bergamo, Bologna, la stessa Venezia. Parlare di città metropolitana, della grande Verona, e poi vedere il Catullo è imbarazzante. Quanto alla Fiera – il vero motore economico della città – la mia impressione è che in questi ultimi mesi si siano preferiti accordi di potere senza guardare al suo futuro».

La crescita di Verona è legata ai suoi imprenditori, ma il passaggio generazionale non ci aiuta. Idee?

«Dobbiamo guardare ai giovani, alla loro voglia di intraprendere, alla loro creatività. Dobbiamo investire nelle startup e serve uno spazio pubblico, con gestione pubblica, perchè possano iniziare a progettare, a creare. E credo che l’Arsenale, nel cuore della città, sia il luogo più indicato per questo. sarebbe un segnale molto forte».

Central park, variante 29, PNRR: si è fatto abbastanza?

«Non direi. Si è fatto poco, bisogna avere i progetti e le idee. L’impressione è che qui manchino gli uni e le altre».

Al ballottaggio, meglio Tosi o meglio Sboarina?

«Per noi è indifferente, perchè noi al ballottaggio l’accordo lo faremo coi veronesi non coi capi-bastone».

Di questi ultimi quindici anni di vita pubblica cittadina salva qualcosa?

«Non si butta mai via tutto; non sono per distruggere quanto fatto dai predecessori. Ma se guardo a questo periodo non posso non registrare come sia mancata un’idea di Verona, una proposta vera per il futuro della nostra città. E da questo punto di vista non salvo niente».

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