La giornata inaugurale di Fieragricola 2024 è stata caratterizzata dalla protesta degli imprenditori agricoli che hanno manifestato civilmente e pacificamente davanti all’ingresso della Fiera ed esposto le loro ragioni al ministro Lollobrigida. Ed è questa protesta, che si sta svolgendo contemporaneamente in tutt’Italia, che è riecheggiata negli interventi delle autorità intervenute.

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Maurizio Danese, amministratore delegato di VeronaFiere indica i dati di questa edizione di Fieragricola: espositori da 20 paesi, molte presenze internazionali con buyer da 28 paesi grazie ad  un grande lavoro fatto con l’Ice con l’obiettivo di esportare il made in Italy in questi paesi con particolare attenzione all’Africa. A questo proposito Danese fa notare la sintonia con l’incontro organizzato in Senato dal Presidente del consiglio Giorgia Meloni nell’ambito del Piano Mattei con i rappresentanti degli stati africani per attivare una collaborazione che veda al centro l’Italia. Grande attenzione anche al Sud America e all’Asia ed anche all’Europa dell’Est. 

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«Sono stati allestiti ben 11 padiglioni con 52.000 metri quadri coperti e gestiti – spiega Danese-. Una grande soddisfazione.  Credo che qui ci sia il vero confronto con tutto il mondo dell’agricoltura che qui può valutare anche idee e visioni per il futuro con particolare attenzione alla redditività ed alla sostenibilità utilizzando tutto quello che co mette a disposizione la tecnologia, come la robotica e l’intelligenza artificiale».

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Paolo Borchia, eurodeputato legista, riferendosi alla protesta, che definisce legittima e comprensibile, sostiene che essa vada analizzata in profondità e non cavalcata perché va sempre privilegiato l’ascolto del territorio. “Abbiamo la coscienza pulita di chi ha lavorato in una linea molto territoriale. Indubbiamente al centro di questa protesta ci sono le politiche europee sulla sostenibilità e il ‘Green deal’ e tutte le iniziative che implicano maggiori difficoltà a costi più alti  e un peggioramento delle esportazioni del nostro territorio ed un aumento di beni che vengono importati dall’estero”.

Paolo De Castro, eurodeputato del Pd: «non è che siamo contrari alla transizione ecologica, ma siamo contrari a una transizione ecologica fatta contro gli agricoltori. Vogliamo che gli agricoltori siano protagonisti di questo percorso e non imputati. E’ necessario ripensare e ricostruire un dialogo con le comunità rurali. Oggi la Commissione è percepita come nemica dell’agricoltura.”

“L’Europa – continua – non ha una Commissione nemica dell’agricoltura, ma bisogna  assolutamente ricostruire un dialogo e fare in modo che gli agricoltori vengano visti come parte della soluzione non solo come parte del problema». E distingue fra la protesta degli agricoltori francesi, tedeschi  e polacchi con quella che c’è in Italia. Lì, sostiene Castro, ci sono le organizzazioni ufficiali dei contadini, qui « stiamo parlando i movimenti spontanei, autoconvocati che non rappresentano il mondo agricolo italiani». Una presa di distanza molto chiara e pesante dalla protesta ed un assist alla Coldiretti che domani sarà a Bruxelles alla riunione dei capi di governo europei.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida cita una dato inquietante: in Europa c’è il 24% in meno di aziende  agricole, dato Eurostat. Ed è presto spiegato: tra il 2021 e il 2022 costi di produzione sono lume stati del 22% a fronte di un 15% di aumento di valore. C’è un 7% che va gravare sull’agricoltore. «Vanno ripensate queste politiche – dice il ministro- ammettendo degli errori di valutazione e ricominciato da capo. Questo sta facendo l’Italia in Europa da 16 mesi, anche con qualche risultato, risvegliando un’attenzione per la produzione, che non è in contrasto con la sostenibilità ambientale.

L’agricoltore è il primo ambientalista perché trae il suo reddito dalla terra. Come si può pensare che sia nemico di quella terra e la voglia devastare?»