Le partite Iva sono le prime vittime della crisi da pandemia.

Sono i lavoratori autonomi quelli che pagano il conto più salato del Covid. E’ il popolo delle partite Iva, quello che viene considerato il cuore dell’economia italiana, quelli che con il loro lavoro e con i loro investimenti consentono a milioni di lavoratori dipendenti di percepire uno stipendio, a soffrire di più la crisi derivante dalla pandemia. Artigiani, esercenti, piccoli commercianti e liberi professionisti iscritti agli ordini o alle casse, è la categoria professionale più colpita: negli ultimi due anni hanno cessato l’attività 321 mila lavoratori. Lo comunica la Cgia di Mestre sulla base di dati Istat. Nel febbraio 2020 le partite Iva erano 5.194.000. A dicembre 2021 sono scese a 4.873.000. Vale a dire che il 6,2% dei lavoratori indipendenti ha chiuso. Nello stesso periodo sono invece aumentati i lavoratori dipendenti: 34 mila in più. Anche se su questo dato incide il fatto che ce ne sono 98 mila in meno a tempo indeterminato, mentre sono cresciuti di 133 mila quella tempo determinato. La Cgia  rileva che la  diminuzione delle partite Iva inizia prima del Covid. E’ dal 2015, quando avevano raggiunto quota 5.428.000 che hanno iniziato a diminuire.  

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