Millequattrocento giorni alle Olimpiadi in Arena: una sfida vera per quattro candidati in cerca d’affermazione

(di Bulldog) Pechino 2022 si è appena conclusa; poco fa la bandiera olimpica è passata dalle mani del sindaco della capitale cinese a quelle dei sindaci di Milano e Cortina d’Ampezzo. Fra poco più di mille400 giorni Verona sarà nelle televisioni di un miliardo di persone nel mondo per la cerimonia conclusiva delle Olimpiadi invernali 2026. L’Arena sarà lo scenario finale – mozzafiato per noi in primis – di due settimane di competizioni, di spirito olimpico, ma soprattutto di rilancio definitivo del sistema-Paese. Le Olimpiadi come conclusione “col botto” del periodo post-pandemia, post-PNRR: saranno l’immagine della “nuova” Italia.

Lo stesso varrà per Verona. Che avrà l’onore di chiudere le Olimpiadi invernali, ma soprattutto quello di inaugurare le ParaOlimpiadi invernali, poche settimane dopo. Dovrà presentare nell’occasione non soltanto l’integrità e la bellezza del suo centro storico, dei suoi monumenti, della sua storia ma anche il suo progetto per questo secolo: banalizzo, una città esclusivamente turistica? e con quali contenuti? una città solo del terziario, oppure con un’industria avanzata? un polo universitario? solo Amarone o anche ricerca applicata al primario? una città che guarda al polo lombardo o a quello veneziano? capitale della regione del Garda o capitale di niente?

Millequattrocento giorni da oggi, con una elezione amministrativa in mezzo. Non siamo a zero, va detto. Alcune delle domande poste sopra hanno già delle risposte e Verona “è” una delle capitali di questo Paese con un potenziale ancora incredibile da esprimere. Dobbiamo prenderne atto: noi non siamo la periferia di Venezia, lo “stato da tera”, i domini di terraferma dei Dogi e nemmeno un dormitorio di Milano: siamo il cuore di un’area incredibilmente vitale e vincente. Inoltre, alcuni progetti sono già partiti come il potenziamento delle infrastrutture e un primo abbozzo del ridisegno della città appena oltre Porta Nuova. Ma c’è ovviamente tantissimo da fare. Ricucire la città , mettere in atto un sistema efficiente e moderno di trasporto pubblico pensato per il futuro, sviluppare attorno alla fiera un nuovo modello di business, “costruire” un aeroporto, mettere in rete nuovi servizi e favorire l’avvio di nuova imprenditoria attorno al grande evento Olimpiadi, un’imprenditoria che poi possa proseguire nel suo sviluppo a Verona.

Servono concretezza e creatività. Mille400 giorni possono essere pochi o tanti. Dipende da come li si affrontano e quale spirito viene, da tutti, messo in campo. Fra mille400 giorni il sindaco taglierà molto di più di qualche nastro: il sindaco del 2026 sarà quello che firmerà il cambiamento più profondo di Verona, quello che imprimerà o meno una svolta definitiva alla città. L’augurio è che i candidati sindaci – Federico Sboarina, Damiano Tommasi, Flavio Tosi e Michele Croce – pongano il futuro di Verona al centro della loro campagna elettorale, con una dose aggiuntiva di concretezza e creatività rispetto alle piccinerie cui abbiamo sin qui assistito, sapendo che il giudizio di milioni, miliardi di persone nel mondo, dipenderà dal successo delle loro azioni, dalla loro capacità di creare coesione, di far marciare unita un’intera città per un obiettivo alto. Ci piacerebbe una campagna elettorale che, a fine corsa, non lasci soltanto macerie ma un terreno comune per costruire una Verona che il mondo ricorderà. In fondo, un po’ di spirito olimpico male non fa…

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