Novello, quest’anno se ne fanno 4 milioni, il 14% in più sul 2000

(di Carlo Rossi) Arriva sulle tavole il vino novello Made in Italy con circa 4 milioni di bottiglie delle vendemmia 2021 che potranno essere acquistate con la riapertura settimanale di negozi, enoteche e supermercati. Quest’anno il “déblocage”, fissato in Italia per legge, è anticipato di quasi tre settimane rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese che si potrà invece assaggiare solo a partire dal 18 novembre prossimo. Il vino novello – spiega la Coldiretti – viene consumato soprattutto in abbinamento con i prodotti autunnali come le caldarroste in Fiere e Sagre che quest’anno sono timidamente tornate dopo la fae acuta della pandemia Covid.

Nel passato esercizio sono state prodotte 3,5 milioni di bottiglie, l’80% in meno rispetto ai tempi d’oro d’inizio Duemila, ma in decisa ripresa rispetto ai 2 milioni di bottiglie immesse nel mercato con la vendemmia 201.

Nel frattempo, con le regole covid19, viene confermato l’’appuntamento a Bardolino per sabato 6 e domenica 7 novembre 2021, dove palcoscenico e riflettori saranno tutti per la Festa del Vino Novello, il nettare di Bacco che scorre nelle vene di un paese estremamente orgoglioso dei prodotti nostrani insignita nel 1987 dell’ambito marchio DOC, la Denominazione di Origine Controllata. Tradizione, cultura ed enogastronomia, si intrecciano a Bardolino con i colori e i sapori dell’autunno. Una festa per segnare l’avvio della commercializzazione di un vino da riscoprire. Leggero e con bouquet aromatico il “vino da bere giovane” deve le sue caratteristiche al metodo di vinificazione utilizzato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy ed è fondato sulla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni per un vino delicato che di solito si attesta sugli 11 gradi ma che può raggiungere anche i 12.

La prima Doc italiana fu nel 1987 il Bardolino classico. Quando il Novello Bardolino era nato – voluto da un’intuizione del Conte Giuseppe degli Albertini, classe 1939, allora presidente del Consorzio del Bardolino, e dell’enologo Giulio Liut, anche grazie al coinvolgimento del mondo della musica, di artisti come Dante Peretti, uno dei parolieri, assieme a Luciano Beretta, del Clan di Celentano – divenne ben presto un fenomeno

Immagine giovane ed accattivante, freschezza, tenore alcolico contenuto, territorio, i tratti di un vino che nell’idea dei fondatori avrebbe dovuto sfidare la Francia in nome della qualità. Dodici gradi alcool. Una grande sfida lanciata per primo in Italia dal territorio gardesano.

Ricorda Dante Peretti:Inventammo il primo Festival Novello, gli Ambasciatori del Novello, allargando al mondo dell’arte e del giornalismo una platea che nel Bardolino doc era riservata esclusivamente ai produttori raccolti nella Confraternita. Fu un successo spontaneo e immediato. Un bando di concorso con la Siae per una canzone sul novello. Durò sette anni e il primo ambasciatore fu Luciano Beretta per selezionare le centinaia di canzoni arrivate collegate con la fiera del Novello di Vicenza.  Demmo 400 bottiglie anche a Guccini ambasciatore nel 1995 grazie all’aiuto della folksinger statunitense Deborah Kooperman che lo conobbe suonando insieme all’Osteria delle Dame negli anni settanta .“  “Un vino che voleva fare concorrenza al miglior Beaujolais, soprattutto sul mercato USA, dove il francese arrivava per Thanksgiving day, il giorno del ringraziamento, risultato di un disciplinare rigorosissimo. “Cento per cento macerazione carbonica due settimane e miglior qualità delle uve raccolte a mano di rondinella, corvina, molinara. Un marchio, luna calante e sole insieme, il   simbolo dell’autunno, che fece epoca. Un vino da costi di produzione elevati che è stato svilito dai grandi networkracconta Giulio Liut, classe 1944, storico enologo del Consorzio Bardolino e co-inventore del novello classico doc Bardolino, a seguito di un viaggio in Francia. “Poi la politica fece il danno. Intenso fruttato con note floreali , bella unghia viola scuro. Tannini gentili ed eterei, sguardo fiero, in bocca comunque sapido e morbido.”

Oggi Valentino Lonardi dell’Azienda Agricola Costadoro a Bardolino è uno degli ultimi agricoltori della denominazione a continuare a mantenere via la tradizione. Il Bardolino novello classico Doc di Lonardi è un bel vino, prodotto in numero limitato di bottiglie.

I metodi di vinificazione del Beaujolais Nouveau e del vino novello sono molto simili anche se il primo ha un tempo di macerazione carbonica che dura 4-5 giorni, e differenze significative sono date dalle cultivar: in Italia il novello è coltivato dalle Alpi a Pantelleria, vinificando qualsiasi varietà (preferibilmente rossa), i vitigni italiani conferiscono profumi, sapori, colori, e corposità inimitabili, perché originati da ambienti pedologici, da esposizioni alla radiazione solare e da tecniche agronomiche (potatura, concimazioni, irrigazioni) non riproducibili, mentre il Beaujolais Nouveau, come il nostro Chianti, è un vino, ma anche un territorio, dove si pianta da sempre un solo tipo di uva a bacca rossa, il “Gamay noir à jus blanc”, ed è ottenuto con il 100% di macerazione carbonica.

La data del deblocage per il Beaujolais Nouveau è fissata al 3° giovedì di novembre, ciò significa per noi avere un vantaggio di almeno due settimane, fino al 20 novembre, e quindi una minore concorrenza, va ricordato, inoltre, che i nostri prezzi sono decisamente più bassi di quelli d’Oltralpe.

In Italia il vino novello è stato introdotto 1975 dalla casa vinicola toscana Marchesi Antinori con il San Giocondo, ad opera dell’enologo Giacomo Tachis, e da Angelo Gaja con il Vinot.  Antinori e Gaja avevano puntato alla creazione di un vino di alta gamma per differenziarsi dal francese Beaujolais Nouveau. Ma poi la vendita si spostò dal canale HoReCa (ristorazione, hotel) a quello della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) che grazie alla sua forza economica li ha posizionati nei punti più ricettivi, i supermercati e gli ipermercati, diventando i luoghi di elezione per il loro acquisto, circa l’80%, con l’effetto di asciugare la filiera delle aziende viticole fornitrici, in particolare di quelle più blasonate, che non desideravano un posizionamento basso di gamma sugli scaffali della GDO. Adesso sono i buyer delle catene a decidere quanto Novello verrà prodotto e dove.

Nel 2002, si ebbe il picco di produzione (18 milioni e mezzo di bottiglie, lo 0,33% di quella nazionale e 329 case produttrici diverse), e un fatturato di circa 80 milioni con un prezzo medio a bottiglia di 4,34 euro.  A partire dal 2003 si cominciò a manifestare il calo, seppure inizialmente con scarti percentuali minimi da un anno all’altro, indice di un inizio di ridimensionamento del fenomeno.   

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail