Rapporto Coop: fra elezioni, inflazione e Vladimir ecco la tempesta perfetta d’autunno

Un’Italia più attenta all’ambiente, più preoccupata, più pragmatica e sempre più scettica nei confronti della politica ad una settimana dal voto. Un’Italia che vede a rischio, dopo i consumi, anche il suo bene più prezioso, la casa. E’ stato pubblicato il Rapporto Coop 2022 che raccoglie le previsioni di 800 fra manager e opinion maker italiani, cui partecipa anche il nostro giornale. Il sondaggio è stato completato alla fine di agosto prendendo in esame tanto la situazione economica che quella sociale e, fra le analisi economiche, un focus è stato dedicato all’inflazione ed all’impatto di questa sul sistema agroalimentare e distributivo. Queste alcune delle annotazioni più interessante emerse dalla survey.

La crescita dell’economia. A fronte della perdita attesa di 1,2 trilioni di dollari (un trilione è un  miliardo di miliardi) dalla riduzione del PIL mondiale rispetto alle attese di inizio anno (più 2,9% quest’anno contro il 5,7% del 2021 e il meno 3,3% del 2020) un manager italiano su due prevede uno sviluppo dell’economia a ritmi meno sostenuti rispetto al periodo pre-pandemia e soltanto 6 manager su 100 prevedono un forte rimbalzo nei prossimi mesi. Una percentuale assai simile (un imprenditore su cinque) di quanti si attendono una lunga fase di recessione. Il commercio internazionale si attesterà a 23 bilioni di dollari (un bilione sono mille miliardi) in crescita rispetto al 2021, ma soprattutto in crescita sul 2018, in piena globalizzazione e senza problematiche internazionali.

La guerra del pane. E’ la vera preoccupazione dei manager italiani: il 79% del campione ritiene che la mancata disponibilità di grano per una larga parte della popolazione mondiale generata dall’invasione russa dell’Ucraina porterà a ulteriori tensioni geopolitiche e conflitti sociali; il 3% a guerre su vasta scala, mentre soltanto un 18% si mostra più ottimista sperando in innovazioni tecnologiche e un rinnovato dialogo fra le superpotenze. Sarà un caso, ma le spese militari sono salite a 2,1 trilioni di dollari nel 2021, con una crescita del 90% rispetto al 2001 e del 20% rispetto al 2011. E in un anno, la popolazione mondiale in crisi alimentare è salita da 193 a 270 milioni di persone, quasi il 40% in più in dodici mesi.

Incubo energia. Due anni fa il gas costava 8 € (prezzo HUB TTF €/MVh), oggi 233. Nel 2023, potrebbe toccare se non arriveranno correttivi i 590€. E’ evidente che questo sconvolge ogni scenario ed ogni previsione. E in questo (anche in questo, per meglio dire) l’Europa si è fatta trovare con i calzoni calati: il rapporto fra importazioni extra UE e produzione UE di gas è passato a 3 a 9 volte: la produzione è calata del 62%, le importazioni dell’8% in un decennio.

Con la Franza o con la Spagna purché se magna…ovvero il rapporto con la Russia. L’interscambio fra Italia e Russia è salito nel 2021 a 25 miliardi€, il 12% in più rispetto a 5 anni prima. La Russia ha investito in Italia 1,6 miliardi€ mentre l’Italia dieci volte tanto, 11,5 miliardi€. Nel 2022 l’export italiano è crollato del 18% in virtù delle sanzioni, mentre le importazioni da Mosca sono cresciute del 142% in virtù della crescita del prezzo del gas. Ed è la cassa a rendere gli Italiani i più putiniani d’Europa: il 27% del campione ritiene che l’invasione dell’Ucraina sia una responsabilità di Kiev, Europa e Usa, mentre uno su tre indica queste tre realtà come il principale ostacolo alla pace. Non a caso il 7% vuole uscire dalla Nato, il 21% vuole interrompere gli aiuti militari limitandosi soltanto a quelli umanitari, il 26% vorrebbe una posizione autonoma dell’Italia mentre il 44% vuole mantenere l’impegno attuale ed anzi incrementarlo.

Al voto, al voto. Domenica prossima ci sono le elezioni politiche. 8 italiani su 10, secondo il Rapporto Coop 2022, andranno a votare anche se un cittadino su due è con vinto che il proprio voto non sia affatto utile e non serva a cambiare le cose. Nella prossima legislatura, il parlamento dovrebbe occuparsi prioritariamente nella lotta al cambiamento climatico (il 51% degli Italiani si impegnerà nel prossimo anno su questo come volontariato; il 59% dei manager italiani è convinto che questa debba essere la vera priorità della prossima legislatura) come strategia di lungo periodo (il 39% degli Italiani ha più paura della crisi ambientale contro un 30% che teme il razionamento dell’energie ed il 29% l’inflazione) mentre a breve termine il prossimo governo dovrà occuparsi della riduzione delle tasse (nonostante siano pagate dalla minoranza dei cittadini e nonostante bonus e agevolazioni inimmaginabili altrove); dell’aumento di salari e redditi; di sanità; prime iniziative per l’ambiente e occupazione.  Un italiano su cinque vuole che sia abolito il reddito di cittadinanza. Ma gli Italiani vogliono soprattutto (ben il 74% del campione) che il prossimo Governo si impegni nei primi 100 giorni per la piena attuazione del PNRR: ideologie a parte l’opinione pubblica ha compreso come questo rappresenti un’occasione per realizzare progetti rimasti troppo a lungo nei cassetti.

Autunno freddo. Erano decenni che l’Italia non si approcciava all’autunno con così tante preoccupazioni. Il PIL crescerà del 3,2% quest’anno e dell’1,3 nel prossimo; i i consumi delle famiglie del 2,3 e dello 0.5%; gli investimenti fissi lordi del 9.7 e del 3.2%; le esportazioni passeranno da un più 7.7 al 3.5% ed anche le importazioni “geleranno”: più 11,2% quest’anno ma solo il più 3.3% nel 2023. I manager del campione vedono una crescita del PIL nel 2023 dell’1% in più rispetto a quest’anno e pensano che politica, ritardi nel PNRR e ulteriori rincari dei prezzi possano mettere ko la prossima crescita. All’opposto, un pieno impegno sul PNRR, un governo stabile e velocemente in carica e il taglio del cuneo fiscale potrebbero creare quel clima di rinnovata fiducia in grado di sostenere una ripresa più forte.

Energy exit. Il 68% degli Italiani ha già adottato strategie di risparmio, percentuale che sale all’85% per le famiglie. Un risparmio che coinvolge tutte le classi sociali: 78% per l’upper class, 85% per la middle class e 88% per la lower class. Più attente le coppie con figli rispetto ai single (che però all’81% sono già in fase di riduzione dei consumi). Per risparmiare gli Italiani taglieranno i consumi al bar e ristoranti, abbigliamento e calzature, intrattenimento extra domestico come cinema, teatro, spettacoli ecc. Rinvieremo viaggi e vacanze, acquisti di prodotti tecnologici e di mobili ed arredamento per la casa. Gli Italiani si concentreranno sulla riduzione degli sprechi e sulla riduzione selettiva degli acquisti, ma soltanto un italiano su cinque è disposto a comprare comunque anche se prodotti di qualità inferiore. Una situazione che allarma: un manager su 4 è convinto che se prosegue la stagnazione dei consumi – meno 0.7% nel 2022 e meno 0.6 nel 2023 –  la ripresa sarà a rischio.

Incubo casa. Il 57% delle famiglie è in difficoltà a pagare il canone di affitto e il 26% (uno su quattro) pensa di rinviare o di sospenderne il pagamento. Percentuali assai simili anche per i proprietari: il 50% delle famiglie è in difficolta nel pagare la rata e una su tre pensa di rinviare o di sospenderne il pagamento.

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