(di Gianni Schicchi) L’ultimo appuntamento del Ristori Baroque Festival si svolgerà mercoledì 28 febbraio alle ore 20,30 con la partecipazione del complesso L’Arte dell’arco diretta da Federico Guglielmo. Fra sue fila alcuni dei più stimati musicisti italiani specializzatisi nell’esecuzione filologica su strumenti antichi. Il complesso patavino, nella sua pluriennale attività concertistica e discografica, ha collaborato con celebri interpreti: da Christopher Hogwood, direttore ospite fino dal 1997, a Gustav Leonhardt, Michala Petri, Pieter Wispelwey, Sigiswald Kuijken e Bob van Asperen.

Prolifica anche l’attività in campo discografico con più di 150 incisioni per Deutsche Harmonia Mundi, Sony Bmg, Chandos, Cpo, Brilliant, Stradivarius, Asv Gaudeamus, Dynamic, Rai Trade. I risultati di maggior prestigio sono stati, l’integrale dei Concerti di Tartini, completata nel 2012, e l’incisione delle opere a stampa edite da Vivaldi per conto della Brilliant Classics.

Gratificata dai riconoscimenti tributatele dalla critica musicologica e dalle riviste di settore, la compagine si dedica alla riscoperta e rivalutazione del variegato repertorio barocco interpretato attraverso un organico variabile per dimensioni e spessore timbrico che esplora con attenzione precipua la produzione veneziana e il melodramma del primo Settecento.

Il direttore Federico Guglielmo è riconosciuto oggi tra i violinisti più versatili, con un vasto repertorio concertistico che si riflette in una discografia di circa 300, gratificata dai più importanti riconoscimenti internazionali. Guglielmo ha ricevuto numerosi premi in importanti concorsi di musica da camera e violino (Viotti, Lorenzi, Vittorio Veneto, Mozart, Parigi, Londra) ma la sua carriera internazionale ha iniziato a prendere slancio nel 1991 con il primo premio al Concorso Internazionale Vittorio Gui di Firenze. Da allora si è esibito in alcune delle più famose sale da concerto del mondo.

Come solista e direttore d’orchestra Guglielmo si è guadagnato una fama crescente portando il suo stile e la sua consapevolezza storica insieme ad un approccio energico e innovativo sia fra gli ensemble da camera di strumenti d’epoca che nelle moderne orchestre sinfoniche, vedi The Academy of Ancient Music (Londra), The Handel & Haydn Society (Boston), Orquestra Barroca Casa da Musica (Porto), Il Pomo d’Oro, The Australian Brandenburg Orchestra, ispirando poi “esecuzioni storicamente informate” in orchestre come il Maggio Musicale Musicale Fiorentino, il Teatro Massimo di Palermo, la New Japan Philharmonic di Tokyo, I Pomeriggi Musicali di Milano, l’Opera Ballet Vlandereen di Anversa), l’Osaka Symphony Orchestra, il Teatro Verdi di Trieste, l’Orquestra Filarmonica de Gran Canaria (Las Palmas).

Il programma di questa sera al Ristori comprende I Concerti per l’Imperatore La Cetra d’Asburgo di Vivaldi, contrassegnati con le sigle RV 189, 271, 286, 391, 202, 277. La cetra è una raccolta di dodici concerti, di cui 11 per violino solista ed 1 per due violini, archi e basso continuo, dedicata all’Imperatore Carlo VI d’Austria e pubblicata nel 1727. L’anno seguente, 1728, Vivaldi scrisse un’altra raccolta di 12 concerti i quali, per sconosciute ragioni, furono chiamati La Cetra.

Egli dedicò questa raccolta ancora a Carlo VI e diede a costui il manoscritto dei concerti. Probabilmente, non potendo consegnare all’imperatore austriaco una copia del manoscritto della Cetra Op. 9, a causa di un ritardo di stampa, decise di “improvvisare” una collezione di dodici suoi concerti, dando il nome Cetra anche a questi. Tali concerti non furono mai pubblicati, ma in tempi moderni furono ricostruiti da Andrew Manze e dai The English Consort come Concerti per l’Imperatore.

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