Romeo? al Catullo serve molto di più se vuole davvero diventare competitivo

Al Catullo sono passati in tanti, ma lui  è quello che  di aeroporti ne capisce di più. E’ Carmine Bassetti, italo-canadese un “globetrotter” del settore con esperienza in 16 aeroporti in 4 continenti. E’ stato Direttore Generale del Catullo dal 2012 al 2014. Poi, con la cessione dello scalo veronese alla veneziana Save, se n’è andato. Curriculum eccellente. E’ stato anche in ADR, Aeroporti di Roma, come Vice Presidente esecutivo, un decennio tra gli aeroporti sudafricani, e in ruoli dirigenziali dalla Turchia all’Argentina. Ora rappresenta un Fondo inglese che ha acquisito lo scalo di Ancona ed è alle prese con l’ennesima ristrutturazione e rilancio, ma ancora adesso che sono passato sette anni è rimasto legato all’esperienza veronese. Un’esperienza interrotta prima che potesse realizzare il disegno di portare il Catullo ai massimi livelli del trasporto aereo nazionale. 

Verona le è rimasta nel cuore. E nella mente. Perché?
Ho girato moltissimo e visto bellezze di ogni genere, ma un posto affascinante come Verona ed il territorio del Garda non si può dimenticare. 

Verona e Brescia: due aeroporti “di periferia” con potenzialità da far tremare gli scali più famosi. Come avere il petrolio sotto i piedi senza che passi nemmeno per la testa di fare un buco per terra. Che cosa succede?
E’ proprio così, e la situazione sembra in effetti paradossale: la catchment area del Garda ha veramente tutto per sostenere i due scali: GDP pro-capite tra i più alti d’Europa, una propensione all’utilizzo del trasporto aereo paragonabile ai paesi anglosassoni, industria pregiata, offerta turistica con buoni numeri e di livello, città d’arte, borghi medievali, un lago pieno di meraviglie e le alpi scintillanti, insomma veramente tutto. Credo comunque che le ragioni di questa situazione vadano ricercate principalmente nei decenni di gestione pubblica degli scali di Verona e Brescia. Nel momento in cui stava cambiando il trasporto aereo con l’arrivo delle low cost e con il drenaggio di traffico passeggeri dalla componente legacy/charter, lo scalo di Verona ma anche Brescia non hanno avuto la forza né la tempestività e il coraggio per riadattarsi ai nuovi scenari di traffico come invece hanno fatto gli scali vicini, Bergamo e Bologna in testa.

Dove sono da ricercare le responsabilità per il resistibile declino del Catullo?
Credo soprattutto nella mancanza di sviluppo ed adeguamento delle infrastrutture aeroportuali, soprattutto per Verona. Oggi l’aeroporto di Verona, che ricordiamo essere cresciuto in maniera disarmonica e per fasi nel corso degli anni (vecchio terminal con piazzale, ampliamento Italia ’90, aerostazione arrivi…) è inadeguato per gestire importanti volumi di traffico durante le ore di picco ed è poco flessibile a recepire ampliamenti organicamente e strutturalmente efficaci. I velivoli che normalmente operano sullo scalo di Verona sono da 180+ posti, con load factors molto alti e gli spazi nei terminals per gestire il traffico vanno in sofferenza rapidamente in caso di concomitanza di voli come accadeva nei sabati pre pandemia ai check in, nelle sale di imbarco e ai controlli passaporti. Questa contingenza comporta un inevitabile limite alla crescita e soprattutto livelli di servizio offerti ai passeggeri e quindi qualità percepita molto bassi

Il “Progetto Romeo” porta la sua firma. E’ stato lei nel lontano 2013 a impostarlo. Adesso dopo 7 anni hanno iniziato a realizzarlo presentandolo come un evento epocale, quando in realtà è la semplice ristrutturazione parziale dell’area partenze. C’è qualcosa che non torna…
Vero, un progetto che quando c’ero io era stato pensato in versione maggiormente “light”, ossia senza avancorpo ed altre espansioni che mi pare vogliano fare. Il “concept” rimane lo stesso con il rafforzamento del solaio e delle strutture del 1 piano e facendo percorrere ai passeggeri un percorso diverso con i controlli di sicurezza al 1 piano, con la differenza che il Progetto Romeo originale costava poco e doveva dare capacità per il tempo necessario per realizzare un nuovo terminal vero e proprio che avevo chiamato Giulietta. Avevamo pensato di utilizzare i nomi così importanti per Verona per distinguere i due progetti: uno temporaneo (Romeo) e l’altro di rilancio dello scalo (Giulietta). Giulietta doveva dare a Verona quel terminal completamente nuovo, moderno e spazioso in modo da garantire capacità per il medio/lungo termine

Quindi il Progetto Romeo più elaborato proposto da SAVE è sbagliato ? 
No no, semplicemente rappresenta una visione diversa sullo sviluppo dello scalo di Verona, l’attuale progetto Romeo più di breve termine, mentre il precedente aveva una visione di medio/lungo termine. Con il progetto Romeo proposto credo che ci sarà bisogno di un nuovo intervento per garantire la capacità ricettiva per il lungo termine, sugli arrivi, sui check in ecc. Anche nel progetto Romeo originario non era comunque possibile intervenire sui vari sottosistemi aeroportuali visto gli spazi molto limitati disponibili a la struttura vecchia e di natura diversa nelle varie aree, e quindi la capacità oraria poteva essere aumentata solo marginalmente. Da quello che si è potuto vedere anche nella versione del progetto presentato, si punta più su un miglioramento estetico del terminal, su un incremento delle aree commerciali, un adeguamento delle sale bagagli, -attualmente in parte in tensostruttura-, più che un significativo aumento della capacità sugli arrivi e le partenze aeroportuali.

Lei ha lavorato con il Fondo First State per preparare le proposte di sviluppo degli scali di Verona e Brescia contenute nella manifestazione d’interesse ? 
Sì è vero, ho assistito il Fondo FS insieme ad un importante gestore aeroportuale europeo nella preparazione dell’infrastruttura necessaria – poi proposta nella manifestazione d’interesse – per rilanciare gli aeroporti di Verona e Brescia. Il sistema aeroportuale del Garda è molto appetibile ai fondi d’investimento, oggi c’è moltissima liquidità sul mercato e sviluppare 2 aeroporti ubicati in un’area tra le più produttive d’Europa sarebbe stato molto positivo per il fondo. 

Tutti quelli che l’hanno conosciuta durante la sua esperienza veronese hanno di lei un ricordo ottimo, di un grande manager, trasparente e preparato. Tornerebbe al Catullo?
Non è attualmente nel mio radar ma le “aero-vie” del Signore sono infinite!

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