Carni avicole e uova. Il settore torna ai valori pre-pandemici del 2019 e le prospettive sono stabili e confortanti.

(di Bernardo Pasquali). Il consumo di uova e carni avicole è l’unico dato che migliora per quanto riguarda il comparto delle carni e dei proteici di origine animale. I valori previsionali del 2024, inoltre, sono confortanti in quanto si prevede un consolidamento dei consumi senza preoccupanti perdite di valore. Il comparto uova, in modo particolare, si rafforza anche nei confronti del 2019 anche se non trovano ancora nei giovani e nelle famiglie giovani un alleato su cui fare affidamento.

Lo studio redatto dall’Osservatorio Ismea – Niq, evidenzia come il carrello dei proteici di origine animale evidenzi, nei prodotti a base di carni avicole e nelle uova, il maggiore balzo in avanti nel rapporto tra i consumi 2019 – 2023. Se l’aumento del consumo delle prime è del 14,5% quello delle uova è del 6%. Ciò a discapito di altri prodotti che risentono invece di forti ridimensionamenti come ad esempio il latte che perde il 5,7% degli acquisti. Salumi e carni suine invece nel rapporto 2023 sull’anno 2022 perdono rispettivamente il 3,1% e il 3,5%. Solo formaggi e latticini tengono il valore delle carni avicole con un +3,4& sempre nel rapporto 2023 su 2019.

Le cifre del comparto

Al 31 dicembre 2023 sono 146,9 milioni di volatili domestici per un totale di quasi 600 milioni di capi allevati in un anno in 6800 allevamenti professionali. Il consumo procapite sale di circa 1 kg rispetto al 2022 con 21,4Kg e l’indice di penetrazione tra le famiglie di queste carni bianche è del 92%, il più alto tra i cibi proteici a base di carne.

Sempre a quella data, invece, sono state prodotte 12,3 miliardi di uova, pari ad oltre 776 mila tonnellate con un +6,8% sul 2022. Sono 215 le uova consumate pro capite per circa 13,6kg all’anno (+4,5% sul 2022). Anche qui l’indice di penetrazione del acquisti domestici è del 94%, il più alto tra i cibi di origine proteica.

Consumi di carni avicole e uova sulla base dell’età dei consumatori

Lo spostamento dei consumi dalle carni rosse a quelle bianche è il frutto di una campagna denigratoria del valore funzionale delle prime che passa attraverso uno stile di vita che è cambiato profondamente negli ultimi anni. Carni bovine e carni suine, in modo particolare, hanno subito l’onta di una campagna avversa che è riuscita a fare breccia soprattutto sulle giovani generazioni. Le proteine della carne si sono spostate dunque sulle carni bianche e ciò ha portato ad un aumento generale su tutte le fasce d’età. L’accessibilità economica e la sensibile diminuzione del potere d’acquisto, soprattutto negli ultimi due anni hanno offerto un vantaggio ulteriore a questa tipologia di prodotto.

Le variazioni tra i consumi 2019 e quelli 2023, delle carni avicole, evidenziano come ci sia stato un incremento forte del 22,1% sulle categorie prefamily più giovani, +10,2% sulle new families e +10,4% sulle maturino families. Il consumo si è confermato in maniera decisiva anche per gli Old singles, e ciò fa presumere che sia dovuto soprattutto ad un calo del loro potere d’acquisto e ad una tendenza di questa categoria di cucinare più spesso carni.

La variazioni dei consumi delle uova, tra il 2019 e il 2023, evidenzia come nei pre family ci sia stato un incremento molto forte del 9,8% così come nelle new families con un + 9,1%. nel rapporto tra il valore di acquisto tra il 2023 e il 2022 si nota invece come ci sia una forte riduzione per le maturino families del -5,3% e invece un aumento del 5,6% per le post families, + 5,6% per le coppie anziane e +14% per i single anziani.

Carni bianche e uova “rifugio” proteico ma con attenzione alla salubrità e sostenibilità

Calano i consumi di carni bovine e suine, crescono quelle bianche e le previsione confermano dati positivi per il futuro, anche a livello internazionale. Vista la crescita anche a doppia cifra per qualche tipologia di prodotto si può dire che anche la congiuntura economica e inflazionistica ha dirottato molti consumatori seriali proteici vero carni avicole e uova. La diffidenza per chi è dirottato in questo segmento rimane quella dei sistemi di allevamento ancora troppo intensivi che rispettano ben poco il benessere animale e, purtroppo, vedono ancora troppo evidente l’invalidità dell’uso di antibiotici e mangimi iperproteici.

Ciò che si nota è l’attenzione maggiore che esiste nell’acquisto, soprattutto nelle sfere giovanili, di prodotti con etichette che indicano l’assenza di antibiotici, il non utilizzo di mangimi di origine animale, l’allevamento in spazi confortevoli, anche all’aperto. I petti di pollo targati Naturama costano 14,99 €/kg e provengono da animali allevati in Italia, macellati dopo 35-56 giorni e cresciuti “senza uso di antibiotici, alimentazione vegetale, uso di luce naturale, arricchimenti ambientali per favorire i comportamenti naturali, maggior spazio in allevamento rispetto ai limiti di legge”. Sono diciture che, soprattutto, i giovani e le new families tengono in conto per i loro acquisti.

Un trend di consumo che sta aumentando anche gli acquisti di polii e volatili allevati allo stato brado e uova che arrivano da allevamenti all’aperto. Anche per le uova più che allevati a terra oramai è la dicitura BIO la più convincente e, infatti, il consumo delle uova BIO è quello che ha trainato il comparto.

@bernardopasquali

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