Nel 2022 cementificati altri 77 km quadrati di territorio italiano.

(di Stefano Cucco) “Mentre torna l’allerta meteo su numerose zone d’Italia, i dati diffusi dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente tolgono qualsiasi alibi all’urgenza di approvare la legge contro il consumo indiscriminato di suolo, ferma in Parlamento da 10 anni”.

A ribadirlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che prosegue: “In una condizione di accentuata fragilità di fronte alla crisi climatica, lungo la Penisola si sono impermeabilizzati nel 2022 ulteriori 77 chilometri quadrati di territorio, oltre il 10% in più dell’anno prima; di questi, oltre 900 ettari ricadono in aree a rischio idraulico medio e sono ben 4.800 gli ettari, strappati all’uso agricolo. Questo non solo aumenta il pericolo idrogeologico per le popolazioni, ma costa 9 miliardi all’anno in perdita di servizi ecosistemici.”

Da tempo ANBI – continua il presidente – segnala l’insufficienza della rete idraulica di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici e la necessità di investimenti per un suo efficientamento, nonché di nuove infrastrutture; i dati diffusi oggi testimoniano l’ulteriore esposizione del territorio al rischio, complice l’insistere di una sfrenata cultura del cemento sulla cultura della prevenzione. Il quadro è quindi chiarissimo; alla prossima emergenza di origine naturale, nessuno potrà chiedere: come mai?

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