Zeno D’Agostino, Verona ha una nuova centralità se guarda anche verso Trieste

C’è una sinergia possibile fra l’Interporto di Verona ed il sistema portuale di Trieste, uno dei più avanzati al mondo, leader nel Mediterraneo orientale, guidato – fortunatamente per noi – da un sanzenate doc, Zeno D’Agostino, uno dei 100 manager top d’Italia per Forbes. Intervistato dalla Settimana veronese della Finanza organizzata da Pantheon-Verona Daily, D’Agostino ha spiegato come proprio il nodo di Verona sia stato determinante nella  scelta d’investimento su Trieste appena compiuta da un vero colosso della logistica:  HHLA (Hamburger Hafen und Logistik AG) operatore del porto di Amburgo, società pubblica che ha 4 terminal container su Amburgo, uno a Odessa ed uno a Tallin e che per la prima volta ha speso quattrini “al sud” diventando il primo azionista del nuovo terminal container che sta nascendo nell’area dell’ex storica acciaieria di Servola, dodici ettari strategici, all’ingresso del capoluogo giuliano, dotati di propria rete ferroviaria collegata a quella di Rfi.

Spiega D’Agostino: «HHLA ci ha spiegato che col prossimo avvio del nuovo tunnel ferroviario del Brennero (operativo già dal 2026.ndr) e con la presenza a Verona di un Interporto così importante, Trieste diventava più “vicina” e che grazie a queste opportunità , il nostro porto sarebbe diventato ancora più strategico per la logistica europea. Questo sottolinea il grande gap che ancora c’è fra gli interporti italiani, che sono strategici per le loro relazioni con gli stati interni d’Europa, e i porti che vivono guardando sempre al mare più che all’entroterra. Invece, è vero il contrario: conta sviluppare le relazioni col sistema terrestre così da ottimizzare la componente marittima. Credo che siano in questa ottica, speculare a quella del passato, le ragioni della grande affermazione attuale di Trieste e del suo appeal. Trieste ha raggiunto in anticipo l’obiettivo europeo di percentuale di trasporto su rotaia delle merci, oggi siamo al 56% contro il 50% obiettivo comunitario al 2030. Ma noi potevano contare su un asse ferroviario, quello di Tarvisio verso il Centro-Europa, sottoutilizzato. Quindi è stato più facile ottimizzare la nostra organizzazione e crescere così fortemente. Ma per il futuro prossimo, i porti debbono guardare più al retroterra ed a quanto già c’è e funziona». Per Verona, una nuova partita da giocare.

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