Nel 2024 quasi quattro italiani su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici. Il dato emerge dal Rapporto “L’uso degli antibiotici in Italia. Rapporto Nazionale 2024”, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco e curato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali. L’obiettivo dello studio è monitorare consumi e spesa, individuando anche possibili aree di inappropriatezza nell’uso di questi farmaci.

Consumi e spesa: i numeri chiave

Nel 2024 il consumo complessivo di antibiotici, considerando sia l’uso territoriale (SSN e acquisti privati) sia quello ospedaliero, ha raggiunto i 49,1 DDD per 1000 abitanti al giorno, con una spesa totale pari a 1,5 miliardi di euro (25,47 euro pro capite).

Circa il 90% del consumo a carico del SSN avviene in regime di assistenza convenzionata, confermando che la maggior parte degli antibiotici viene utilizzata fuori dall’ospedale.

Differenze territoriali

Il Rapporto evidenzia una marcata variabilità regionale. Anche in questo campo il Su è quello messo peggio: 17,8 DDD/1000 abitanti die; il Centro: 16,5; il Nord: 12,6.

Bambini piccoli e anziani: le categorie più esposte

L’uso degli antibiotici resta più elevato nelle fasce estreme della popolazione: 0-4 anni: 47,8% dei maschi e 45,1% delle femmine. Over 85: 57,7% degli uomini e 53,9% delle donne Nelle età intermedie, invece, il consumo è più frequente tra le donne.

FARMACI

Quali antibiotici si usano di più

Le classi più prescritte sono: Penicilline con inibitori delle beta-lattamasi (40% del totale); Macrolidi; Cefalosporine di 3ª generazione e Fluorochinoloni

Rispetto al 2023 si osserva una lieve riduzione complessiva (-1,5%), trainata soprattutto dal calo di fluorochinoloni e cefalosporine.

Uso ancora sbilanciato verso farmaci ad ampio spettro

Nonostante il calo, l’Italia continua a mostrare una preferenza per antibiotici ad ampio spettro, con valori superiori alla media europea. Anche la quota di antibiotici “Access” (di prima scelta secondo l’OMS) si ferma al 54,8%, sotto il target del 60% (65% entro il 2030 secondo le raccomandazioni UE).

Ospedali: obiettivi mancati

Nel contesto ospedaliero, gli obiettivi del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza non sono stati raggiunti, ad eccezione della riduzione dei fluorochinoloni. Preoccupa in particolare: +50% di consumo di carbapenemi tra 2019 e 2024. Uso di antibiotici ad ampio spettro o di ultima linea pari al 50,9%, ben oltre la media europea (39,6%)

Antibiotico-resistenza: il nodo centrale

Il Rapporto dedica ampio spazio al legame tra consumo e resistenze, in linea con gli obiettivi del PNCAR e della raccomandazione del Consiglio UE del 26 aprile 2023. Le analisi indicano che politiche di antimicrobial stewardship, se applicate in modo continuativo, possono ridurre significativamente i livelli di antibiotico-resistenza nelle diverse Regioni italiane.

Inoltre, viene approfondito il confronto tra uso umano e veterinario degli antibiotici, per comprendere meglio i fattori di rischio alla base della diffusione delle resistenze.

Conclusione

Il quadro che emerge è complesso: se da un lato si registrano segnali positivi, come una lieve riduzione dei consumi, dall’altro persistono criticità importanti, soprattutto nell’uso di antibiotici ad ampio spettro e in ambito ospedaliero. La sfida resta quella di promuovere un uso più appropriato e consapevole, per contenere un fenomeno – quello dell’antibiotico-resistenza – sempre più rilevante per la salute pubblica.