La frammentazione politica specchio di una crisi profonda
(a.z.) Le elezioni comunali a San Bonifacio si presentano come uno specchio piuttosto fedele della crisi politica locale e, più in generale, nazionale. Con ben 8 candidati sindaci, che erano addirittura 9 prima del ritiro di Mariano Dalla Valle, il quadro appare estremamente frammentato, segno evidente di una difficoltà crescente nel costruire sintesi politiche credibili.
Il centrodestra si presenta diviso: da una parte la Lega sostiene Roberto Turri, già vicesindaco uscente, dall’altra Fratelli d’Italia punta su Leonardo Frigo, che sembra aver raccolto anche il sostegno dello stesso Dalla Valle dopo il suo ritiro. Una spaccatura che indebolisce l’area e rende più incerto l’esito elettorale.
Non va meglio al centrosinistra. L’ex sindaco Giampaolo Provoli si ripresenta con una lista civica, sostenuto anche da esponenti moderati e di centrodestra locale, mentre il Partito Democratico sceglie di correre con Gabriele Lain. Una divisione che riflette tensioni e rivalità difficili da ricomporre.

Nel mezzo, una galassia di candidati civici tra cui: Debora Marzotto, Marco Andrioli, Maicol Faccini e Valeria Geremia, che si distribuiscono trasversalmente, spesso più per dinamiche personali che per reali differenze programmatiche. Personalismi e contrapposizioni individuali sembrano prevalere su visioni politiche strutturate.
Il dato forse più significativo è quello dei candidati consiglieri: oltre 250, pari a circa un candidato ogni 65 abitanti. Un numero impressionante che racconta di una cittadinanza che prova a colmare il vuoto lasciato dai partiti e dalla politica recente, ma anche di una dispersione di energie che rischia di tradursi in inefficacia amministrativa.
In questo contesto, emerge con forza una criticità: la mancanza di leadership solide e di competenze riconosciute. La politica locale appare incapace di offrire risposte concrete ai bisogni del territorio, mentre cresce la sfiducia dei cittadini verso un sistema percepito come frammentato e autoreferenziale.
San Bonifacio diventa così un laboratorio emblematico: non tanto per la vivacità democratica, quanto per la difficoltà della politica di fare sintesi e costruire progetti condivisi. E il rischio, al termine di questa competizione affollata, è quello di un’amministrazione debole, nata già sotto il segno della divisione.
Lo stesso spettro che aleggia su Verona, per le prossime amministrative del 2027, e nella debolezza si perdono opportunità, assets e valore e questo è il punto più dolente per tutta nostra provincia, che a causa di divisioni e scarse competenze ai vertici risulta sempre più marginale nelle dinamiche di potere regionali e nazionali.
