La pista ciclabile è un investimento strutturale che rimane
(Giovanna Mariotti) Il dispiacere per la perdita di alberi tanto belli che arricchivano il paesaggio cittadino è comprensibile. Ma è altrettanto vero che gli alberi si possono – e si devono – ripiantare, mentre una pista ciclabile rappresenta un investimento strutturale per l’ambiente e per le generazioni future, anche per chi, come me, non la utilizzerà. Un ambientalismo serio dovrebbe chiedere con forza reimpianti adeguati, ma non opporsi per principio a interventi di mobilità sostenibile, specie a fronte di perizie nette sulla salute delle piante.
Il taglio degli alberi è stato approvato all’unanimità dalla Consulta del Verde
Non entro nel merito tecnico. Confesso però di aver sorriso nel leggere il consueto attivismo del “gran censore” dell’urbanistica veronese, Giorgio Massignan, salvo poi scoprire che il taglio degli alberi è stato approvato all’unanimità dalla Consulta del Verde, nella quale siedono anche rappresentanti della sua associazione, Verona Polis.

Lungi dallo scandalo, è una piccola lezione di realtà: anche i più severi, quando si passa dalle parole alle decisioni, devono confrontarsi con una complessità meno lineare di quella che traspare dalle invettive destinate a restare su carta.
E, a proposito di sorrisi, non si può non notare che a guidare politicamente la levata di scudi siano esponenti e sostenitori di un’amministrazione che, non molti anni fa, ha disseminato la città di interventi edilizi quantomeno discutibili tra supermercati, centri commerciali e palazzoni. Viene da dire, con un filo di ironia: che coraggio!
Tornando seri: si invoca trasparenza, si chiede partecipazione. Ma la partecipazione, in questo caso, è già garantita proprio dalla Consulta del Verde, cioè da uno di quei corpi intermedi che esistono esattamente per questo. Davvero possiamo pensare che ogni scelta politica di una città grande e complessa come la nostra debba passare da una consultazione diretta e sistematica di tutta la cittadinanza? Ci sono i corpi intermedi, usiamoli!
Forse è proprio qui il punto: meno toni pontificali, meno indignazioni selettive, e più disponibilità a discutere nel merito, accettando che le decisioni pubbliche richiedono equilibrio e responsabilità.
