(Giorgio Pasetto) Un anno così, a Verona, non si ricordava da tempo. Nel giro di pochi mesi, tre realtà simboliche dello sport cittadino hanno subito un tracollo che va ben oltre il semplice risultato sul campo: è un colpo diretto all’identità sportiva veronese.
La retrocessione dell’Hellas Verona in Serie B segna la fine di un ciclo che appariva fragile già da diverse stagioni. Dopo anni passati a inseguire salvezze all’ultimo respiro, il margine si è progressivamente assottigliato fino a scomparire. Errori di programmazione e una rosa mai davvero all’altezza hanno condotto a un epilogo che, a posteriori, sembrava comunque inevitabile.

La retrocessione della Virtus Verona in Serie C rappresenta un colpo forse meno mediatico, ma non meno significativo. Negli ultimi anni, la Virtus era diventata il simbolo di un calcio sostenibile, costruito su idee, continuità e valorizzazione dei giovani. Una realtà capace di competere senza grandi risorse, creando identità prima ancora che risultati. La discesa di categoria interrompe una narrazione virtuosa e apre interrogativi concreti: sarà possibile ricostruire senza snaturare quel modello?

La notizia più dura, forse, arriva dal rugby: la chiusura dell’attività sportiva del Verona Rugby. Qui non si parla di retrocessioni, ma di una vera e propria scomparsa. Si spegne un pezzo di comunità, lasciando un vuoto fatto di relazioni, formazione giovanile e passione condivisa. Il rugby, meno esposto mediaticamente, rappresentava però un presidio educativo e sociale fondamentale. La sua fine racconta qualcosa di più profondo delle difficoltà di una singola società.

Letti insieme, questi tre eventi difficilmente possono essere considerati semplici coincidenze. Verona sta attraversando una fase di difficoltà sportiva che riflette criticità più ampie e strutturali: carenza di investimenti nell’impiantistica sportiva pubblica; difficoltà nel costruire progetti solidi e duraturi e scarsa sinergia tra istituzioni, società sportive e territorio
Lo sport, in una città, non è solo competizione: è cultura, identità, appartenenza. Quando viene meno, emergono crepe che attraversano l’intero tessuto sociale.
Guardando il futuro con ottimismo possiamo dire che ogni crisi porta con sé una possibilità.
L’Hellas dovrà ricostruire con lucidità, evitando gli errori del passato e ritrovando una direzione chiara.
La Virtus potrà tornare a essere un laboratorio di idee, ripartendo proprio da quei valori che l’hanno resa un modello; e forse, proprio dalla fine del Verona Rugby, potrà nascere qualcosa di nuovo — se la città saprà reagire.
Questo è, senza dubbio, un anno nero, ma potrebbe anche diventare un punto di svolta. Perché, nello sport come nella vita, le cadute contano meno della capacità di rialzarsi.
