(Federico Dal Cortivo) Riaperto il caso Moussa Diarra, il clandestino che aveva cercato di aggredire armato di coltello un agente della Polizia Ferroviaria sembra non finire mai. Come una telenovela gestita da chi nelle pieghe della legge che sancisce la legittima difesa, sia del cittadino qualunque che del poliziotto, vuole trovare chissà quali cavilli per tenere in piedi un’indagine che altrove sarebbe già stata archiviata da un pezzo.
E’ palese che il tenere sulla graticola un agente della Polizia di Stato che ha agito per tutelare sé stesso ed eventuali cittadini che fossero stati presenti, può essere funzionale al disegno di disarmare psicologicamente gli italiani, in primis le Forze di Polizia che si ritrovano di fronte a sbandati e clandestini di ogni etnia che oramai la fanno da padroni nelle nostre stazioni, incuranti di tutto e di tutti. Lo stesso zelo non si vede all’inverso…quando la vittima è un nostro connazionale e qui allora scattano tutte le attenuanti e le lacrime…di circostanza.

L’agente in questione che cosa avrebbe dovuto fare? Non era forse proporzionale la difesa in rapporto all’offesa? Tenuto conto che lo straniero era anche in preda a delirio e quindi più pericoloso? Certo la legge impone di verificare tutte le dinamiche prima di usare l’arma di ordinanza .
Che cosa dice la Legge
L’Art 52 sulla legittima difesa recita “Non e’ punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa del diritto sia proporzionata”.
L’art.53 sull’uso legittimo delle armi recita: “Non è punibile il pubblico ufficiale che al fine di adempiere un dovere del proprioufficio, fa uso ovvero ordina di fare uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità.”
Moussa aveva ricevuto l’alt
Moussa aveva ricevuto l’alt e gli era stato impartito l’ordine di gettare il coltello, ma ha proseguito armato verso l’agente intervenuto.

Cosa dicono gli uomini con esperienza delle forze operative di Polizia
“Si osserva che se un attacco con coltello viene portato da meno di 7 metri l’aggressore avrà la meglio, mentre in questo caso l’agente se estrae la pistola e spara oltre i 2 secondi verrà colpito prima dal coltello.
Un attacco con coltello da breve distanza è più micidiale di uno con la pistola perché può dare più fendenti prendendo le parti vitali. Per di più è repentino e spesso genera incapacità nel creare distanza e trovare riparo, come può essere nel caso di un’arma da fuoco.
Essi sono ambedue sullo stesso piano di attacco e difesa , solo che l’arma da fuoco è incredibilmente meno precisa rispetto al coltello perché può colpire la giugulare o altre parti vitali, mentre con la pistola premendo il grilletto posso anche strappare (trazione errata sul grilletto) e anche a breve distanza il bersaglio può non essere colpito, inoltre con i proiettili camiciati FMJ (blindati) non vi è nemmeno la certezza che il colpo renda inoffensivo l’aggressore.
L’attacco con il coltello dal punto di vista medico legale può avere effetti diversi: può generare una ferita superficiale, una ferita profonda non letale o una ferita leggera ma letale perché portata in un punto vitale.
Il poliziotto che è costretto a sparare poi verrà sottoposto all’analisi del suo comportamento attraverso le telecamere presenti, sempre sperando che nessuno abbia toccato le immagini; dovrà avere uno stato di servizio impeccabile; essere in condizioni psicofisiche perfette; conoscere perfettamente a memoria le circolari, i manuali e gli ordini di servizio con i quali devi affrontare un aggressore, se impiegare un’arma da fuoco o il taser o lo spray; conoscere ogni frase ogni capitolo ogni preclusione ogni elemento a favore o contro quello strumento. Senza considerare che dovrà fare attenzione a come parla, a come comunica in servizio e fuori servizio”.

Così si disarma la Polizia. E allora come ci difendiamo?
Chiariti questi punti e tenuto conto che l’indagato è un poliziotto con una preparazione operativa alle spalle, si vuole per forza trovare la virgola legale per annullare quanto previsto dalla legge. Secondo certi teoremi ideologici gli italiani in divisa dovrebbero soggiacere a minacce di ogni tipo, zitti e rassegnati, in special modo se chi offende è uno straniero clandestino sbandato.
Un brutto segnale che si somma alla già inconsistente azione dello Stato nel contrasto alla criminalità straniera e all’invasione dell’Italia. E la politica? Essa si divide in forcaiola e ultra garantista e va messa sul banco degli imputati
I risultati li vediamo ogni giorno nelle nostre città, nelle nostre stazioni spesso ritrovo di spacciatori, nullafacenti e microcriminali nell’indifferenza delle istituzioni .Ora più che mai c’è bisogno di gente con la schiena diritta a tutti i livelli istituzionali.
