In un’intervista esclusiva con l’ex braccio destro di Roberto Vannacci spiega il suo divorzio da Il Mondo al Contrario
(Claudio Beccalossi) – Il 25 aprile celebrato dall’Associazione Popolo Veneto, presieduta dall’on. Vito Comencini, nella ricorrenza di San Marco -e non della sempre più divisiva Liberazione- ha riunito relatori e pubblico per 3 incontri consecutivi in Villa Bertoldi (risalente al XVII secolo e dalle peculiarità di magione veneta), a Settimo di Pescantina.
La prima tranche ha dato spazio alla sintesi del libro, pubblicato in novembre 2025, “Io come Chávez – Progetto di rivolta ideale per l’indipendenza e la sovranità italiana ed europea” (disponibile su Amazon) del tenente colonnello (ris.) d’origine cagliaritana Fabio Filomeni, incursore paracadutista del 9° Reggimento d’Assalto “Col Moschin”, fondatore ad inizio 2024 del Movimento Europa Sovrana e Indipendente, ESI.
Per Filomeni, la connessione del titolo a Hugo Rafael Chávez Frías (Sabaneta, 28 luglio 1954 – Caracas, 5 marzo 2013, presidente del Venezuela dal 2 febbraio 1999 fino alla sua morte, a parte il brevissimo periodo del colpo di Stato dell’aprile 2002) costituisce un atto dovuto “in quanto simbolo di resistenza politica e sovranità nazionale”.

L’ufficiale superiore è stato giustamente ritenuto “braccio destro” del generale Roberto Vannacci (La Spezia, 20 ottobre 1968), eletto eurodeputato con inizio mandato il 16 luglio 2024 e, per questo, messo in aspettativa parlamentare. Vicesegretario della Lega per Salvini Premier dal 15 maggio 2025 al 3 febbraio 2026, dal 6 febbraio dello stesso anno è fondatore e presidente del suo nuovo partito, Futuro Nazionale.
Filomeni, nell’ambito dello stretto rapporto collaborativo con Vannacci, è stato fondatore e presidente del dapprima Comitato culturale “Il Mondo al Contrario” (formato il 26 agosto 2023 in sostegno dei principi di Vannacci) poi evolutosi, dal 23 novembre 2024, in Movimento politico. Il 26 novembre 2025 ha rassegnato polemicamente le sue dimissioni, lamentando che il progetto iniziale è andato in frantumi per l’avvicinamento del generale alla Lega salviniana e per gli atteggiamenti neo-atlantista e filo-israeliano da lui disapprovati.

Il blocco con Fabio Filomeni protagonista (incalzato dalle domande di Alberto De Marchi di Popolo Veneto) ha annotato anche interventi di Alessandro Rancani (Democrazia Sovrana e Popolare) e di Eliseo Bertolasi (giornalista, politologo, redattore di “Sputnik”, collaboratore della rivista “Analisi Difesa”, presidente del Movimento Internazionale Russofili, MIR, insignito al Cremlino, il 4 novembre 2025 – Giorno dell’Unità del Popolo, Den’ Narodnogo Edinstva – dallo stesso Vladimir Vladimirovič Putin, presidente della Federazione Russa, della medaglia dell’Ordine dell’amicizia, fondato con decreto del 2 marzo 1994 da Borís Nikoláevič Él’cin, allora presidente russo).
Dopo la benedizione in latino dei convenuti da parte di don Paolo Poli, sono succeduti gli altri due segmenti concettuali. Per “Diritto internazionale e sovranità” hanno parlato Daniele Trabucco (costituzionalista), Palmarino Zoccatelli (Comitato Veneto Indipendente), Stefano Valdegamberi (consigliere regionale passato dalla Lega a Futuro Nazionale) ed Andrea Signorini (avvocato). “Identità e civiltà”, infine, sono stati esposti dallo stesso on. Vito Comencini, da Lorenzo Gasperini (Futuro Nazionale) e, di nuovo, da Alessandro Rancani.
Fabio Filomeni. A domanda risponde…
Come giudica quest’accanimento terapeutico da parte dell’Unione Europea nel continuo finanziare la guerra in Ucraina, nell’appoggiare sempre e comunque Zelens’kyj dal mandato presidenziale ampiamente scaduto e che si oppone a qualsiasi elezione?
«Purtroppo, dobbiamo tornare indietro, ad una volontà che è dettata da un disegno globale, egemonico, guidato sempre dai soliti. Il 25 aprile festeggiamo la Liberazione ma noi, in realtà, siamo sempre sotto predominio degli Stati Uniti e dei poteri che, comunque, sono preminenti, globali.
Interessi economici e finanziari che sottendono alle lobbies di potere ma che sono anche le lobbies delle armi che hanno tutto l’interesse affinché la guerra in Ucraina rimanga e che si vada a realizzare quel piano di Zbigniew Brzezinski (noto come Dottrina Brzezinski, tendente a garantire e mantenere la supremazia globale degli Stati Uniti tramite il controllo strategico dell’area geografica euroasiatica, con l’Ucraina indipendente ed ostativa e la Nato in espansione ad est, chiavi di volta dell’indebolimento della Russia, n.d.a.) che voleva spaccare e mantenere spaccata l’Europa (perché anche la Russia fa parte dell’Europa).
E, soprattutto, in un momento come questo, in cui stiamo andando verso una crisi energetica globale senza precedenti. L’unica nazione che avrebbe veramente tutto l’interesse ad aiutarci, noi come europei, è la Russia e continuiamo, invece, a farle la guerra. Ora, venendo nello specifico alla sua domanda, credo che siano queste élites sotto scacco e, probabilmente, anche ricattate dai poteri non solo americani ma anche sionisti, per cui c’è dietro, forse, anche la mano di Israele. Non è un caso che praticamente tutte le principali informazioni dei ministeri degli Stati europei girano nei server di Tel Aviv».
Se è possibile saperlo, cos’è successo tra lei ed il generale, poi eurodeputato, Roberto Vannacci (fondatore del partito Futuro Nazionale)? Perché ha interrotto il rapporto con lui?
«Guardi. Quel momento era un po’ particolare in quanto c’erano delle scelte da fare, sia dal punto di vista politico ma anche strategico, che io non condividevo, nel rispetto totale della persona, un camerata (uso questo termine secondo l’accezione militaresca), però lui aveva preferito entrare nella Lega. Io ritenevo che questa non fosse le decisione più idonea e poi i fatti, ahimè, m’avevano dato ragione perché, in seguito, s’era assemblato un suo partito.

C’erano anche degli aspetti di geopolitica dove io m’ero già esposto notevolmente, in maniera critica, contro gli Stati Uniti, scrivendo pure un libro “Morire per la Nato?” (pubblicato nel dicembre 2022, n.d.a). Un titolo impegnativo ed importante che mi vedeva, quindi, totalmente avverso a questo sistema e che m’aveva costretto a restituire all’ambasciata americana per protesta, nel novembre 2023, la medaglia che m’era stata concessa (insignito dal Governo degli Stati Uniti della Army Achievement Medal, riconoscimento attribuito a militari distintisi in importanti operazioni od in missioni multinazionali, n.d.a) dopo che l’Assemblea della Nato aveva dichiarato, con una risoluzione, la Federazione Russa uno “Stato terrorista”. Poi, si sa, mai dire mai. In quel preciso momento avevo creduto opportuno fare questo.
Non metto preclusioni per il futuro. Può darsi anche che, se gli intenti convergessero verso un’unica forza, io non ho pregiudizi, soprattutto nei confronti d’un camerata».
Siete sempre in contatto, suppongo.
«Sì, ma certo».
Perciò, può esistere una forma di collaborazione prossima futura?
«Finché la direzione è questa. Io dico sempre, non salgo sui treni senza sapere quale sia la direzione. Cioè, io salgo solo se so dove vado. Facciamo finta che mi trovo a Stazione Termini di Roma. Non è che monto sul primo Frecciarossa senza sapere se va a Milano od a Bari. Perciò, aspetto di vedere la direzione, dopo di che, ripeto, non ho nessuna preclusione e, soprattutto, nessun pregiudizio nei riguardi d’un collega che stimo e che conosco da tanti anni».
Vannacci le ha fatto direttamente qualche proposta d’integrazione, d’inserimento nel suo neo partito?
«No, non lui. In questo momento c’è qualcuno a lui vicino che, ovviamente, mi sta contattando, vediamo… Se esisteranno un domani le condizioni, ben venga. Non abbiamo mai rotto, ecco, personalmente».
