Valdegamberi, di Futuro Nazionale, solleva un problema che va molto al di là del fatto in sé. Tocca il tema della concessione della cittadinanza italiana a coloro che non hanno nemmeno la padronanza della lingua, che è il primo elemento d’integrazione

( o.a.) “Ho letto a Venezia volantini elettorali del Partito Democratico redatti in lingua bengalese, nei quali – con un incipit religioso che richiama la formula ‘Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso’ – si invita a votare per candidati di origine bengalese presenti nelle liste dello stesso partito. Un fatto che solleva interrogativi politici e culturali rilevanti”.

Lo dichiara Stefano Valdegamberi, consigliere di Futuro Nazionale, che fa un ragionamento molto semplice e lineare: se la propaganda del Pd è rivolta a chi ha il diritto di voto, cioè a dei cittadini italiani, perché è scritta in una lingua straniera? Forse perchè se scritto in italiano il volantino non sarebbe compreso dai bengalesi cui è rivolto? E allora, perché è stata data loro la cittadinanza, visto che presuppone che siano integrati e che quindi parlino e capiscano la nostra lingua?

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Volantini scritti in bengalese per farsi capire da chi ha difficoltà a comprendere l’italiano!

Quelli del Pd , dice Valdegamberi, giustificano il ricorso a una lingua straniera con la “difficoltà di una parte dei destinatari a comprendere l’italiano”.

“Ma questo apre un tema serio non solo sul piano linguistico, ma anche su quello dell’effettiva integrazione civica”.
“Accanto alla lingua – prosegue Valdegamberi – vi è la necessità della condivisione dei principi costituzionali, che devono rappresentare il riferimento comune per tutti i cittadini. In questo contesto, va affrontato con chiarezza anche il rapporto tra alcune pratiche culturali e religiose e i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione.

In particolare, in alcune comunità e in alcune interpretazioni dell’Islam, si riscontrano modelli sociali che possono portare a forme di isolamento rispetto al resto della società e a un concetto di privazione dei diritti alla donna. Si tratta di dinamiche che devono essere superate attraverso un percorso reale di integrazione e di piena adesione ai principi di uguaglianza e libertà”.

“Dopo anni di attacchi in Consiglio regionale nei miei confronti, in cui sono stato accusato dalla sinistra di patriarcato e omofobia, appare quantomeno contraddittorio che, per finalità elettorali, si cerchi oggi il consenso anche all’interno di comunità in cui sono presenti visioni tradizionali su ruolo della donna e diritti civili che la stessa sinistra dichiara di voler combattere”.

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“Il tema della cittadinanza merita quindi una riflessione più approfondita. La semplice permanenza prolungata in Italia non può essere considerata un requisito sufficiente: dovrebbe essere accompagnata da verifiche concrete, come avviene in altri Paesi, sulla conoscenza della lingua, della cultura civica e dell’ordinamento italiano e sull’accettazione dei principi di libertà della nostra Costituzione”.
“Per anni una certa sinistra ha sostenuto che facilitare l’accesso alla cittadinanza fosse uno strumento di integrazione. Episodi come questo dimostrano invece il rischio opposto: la creazione di comunità separate, che comunicano e si mobilitano al di fuori di un contesto condiviso”, non usando nemmeno la lingua italiana per comunicare i messaggi.

“L’integrazione autentica – conclude Valdegamberi – si costruisce attraverso lingua, diritti e doveri comuni, e la condivisione dei valori culturali del nostro Paese. È italiano chi vive con convinzione questi valori ogni giorno. Ridurre tutto a una logica elettorale rischia di compromettere un percorso che dovrebbe essere serio, responsabile e orientato al bene del Paese”.

Questo episodio è lo specchio fedele di come la sinistra concepisca l’integrazione degli immigrati in Italia. Un’integrazione strumentale, che si disinteressa della reale condivisione degli elementi essenziali della nostra cultura e della nostra civiltà. Se per alcuni soggetti economici, che fanno il bello ed il cattivo tempo in Europa, gli immigrati costituiscono una riserva di manodopera a basso costo, per alcuni partiti politici come il Pd sono un’utile massa di manovra elettorale. Se poi non capiscono l’italiano, chissenefrega!