(Francesca Ttruschelli) Il Lago di Garda continua a essere una delle mete più amate d’Italia. Anno dopo anno, il flusso turistico rimane elevato, qualche stagione più tranquilla può capitare, ma il trend generale non accenna a diminuire. Un segnale positivo per l’economia locale, senza dubbio. Tuttavia, a questa crescita non sembra corrispondere un adeguato sviluppo delle infrastrutture, e il risultato è sotto gli occhi di tutti, traffico congestionato, parcheggi insufficienti e una convivenza sempre più difficile tra residenti, turisti, ciclisti e pedoni.

La crescita turistica del Lago non accompagnata da quella infrastrutturale
Negli ultimi anni si è assistito a un proliferare continuo di strutture ricettive: bed & breakfast, hotel, appartamenti turistici. Un’offerta sempre più ampia che risponde alla domanda crescente, ma che solleva una domanda inevitabile, dove vengono accolte tutte queste persone dal punto di vista logistico? I parcheggi, già insufficienti, non riescono a sostenere l’afflusso. I turisti si trovano spaesati, spesso costretti a lunghe ricerche per lasciare l’auto, mentre i residenti vivono quotidianamente il disagio di non trovare spazio nemmeno sotto casa.
Il problema, però, non si limita alle auto. Già all’inizio di maggio, quando la stagione non è ancora nel pieno, le strade risultano affollate da ciclisti e pedoni. Non è raro vedere biciclette che circolano su strade statali o provinciali, talvolta con rimorchi per bambini al seguito, in contesti chiaramente non adatti a una mobilità lenta. Una situazione che crea pericolo e rallenta il traffico, generando tensioni tra chi utilizza la strada per lavoro e chi invece è in vacanza.
La questione non è essere contro il turismo o contro la mobilità sostenibile. Il punto è l’assenza di pianificazione. Non si può continuare ad aumentare l’offerta turistica senza considerare gli spazi disponibili e senza investire seriamente in infrastrutture adeguate. Servono piste ciclabili vere, continue, sicure e ben mantenute, che permettano a ciclisti e pedoni di muoversi senza invadere arterie pensate per il traffico veicolare.

Allo stesso modo, è necessario ripensare la viabilità nel suo complesso. Separare i flussi, auto, biciclette e pedoni, non è solo una questione di ordine, ma di sicurezza ed efficienza. Dove possibile, le strade principali dovrebbero essere riservate ai veicoli, mentre chi sceglie di muoversi in bici o a piedi dovrebbe avere a disposizione percorsi dedicati, realmente fruibili.
Anche il tema dei parcheggi richiede una riflessione seria. Non è sostenibile continuare a far entrare un numero crescente di veicoli nei centri lacustri senza prevedere spazi adeguati. Servono soluzioni strutturate, parcheggi esterni ben collegati, sistemi di navette efficienti, regolamentazioni più chiare sugli accessi. E soprattutto, bisogna garantire priorità a chi vive e lavora sul territorio.

Il Lago di Garda è una risorsa preziosa, ma rischia di diventare vittima del suo stesso successo. Senza una visione lungimirante, il rischio è quello di compromettere la qualità della vita dei residenti e, paradossalmente, anche l’esperienza dei turisti.
Siamo nel 2026, non si può più rimandare. Crescere è importante, ma crescere senza regole e senza infrastrutture adeguate non è sviluppo, è solo accumulo di problemi.
