La metamorfosi della base militare di Affi sotto il Monte Mosca
Tutti i veronesi sapevano, negli anni della Guerra Fredda, che ad Affi, nelle profondità del Monte Moscal, c’era una base Nato: il Bunker West Star, una struttura sotterranea dove potevano accedere solo i militari americani, italiani e i civili addetti ai lavori e come tali autorizzati. Costruito negli anni ’50/’60, si estende per circa 13.000 metri quadrati ed è la più grande struttura antiatomica d’Italia, tra le più rilevanti in Europa. Nato come centro di comando strategico è stato dismesso nel 2007, quando ormai non avevano più ragione di esistere tutte quelle basi militari che erano state costruite per far fronte ad un eventuale invasione dell’Urss.

Caduto il muro di Berlino nel 1989 il pericolo comunista non esisteva più. Come non esiste nemmeno oggi che la Russia è tutt’altro che un paese comunista. Di conseguenza la base sotto il monte Moscal oggi rappresenta solo una testimonianza della storia militare e politica del Novecento.
Allo stesso tempo, conserva intatti impianti, arredi e tecnologie che raccontano l’eccellenza ingegneristica italiana e la capacità di progettare infrastrutture resilienti in contesti estremi. Di qui l’idea di farne un Museo della Guerra Fredda.

Tutto ha avuto inizio nel 2018 con l’acquisizione del sito dal Demanio da parte del Comune di Affi. Da lì è partito un lavoro fatto di sopralluoghi, analisi e confronto continuo con l’amministrazione comunale e i tecnici. Fondamentale è stato anche il contributo dell’Università di Firenze, che ha svolto un’approfondita attività di studio, fornendo solide basi scientifiche al progetto.

Da bunker a museo
«Successivamente – racconta la deputata veronese eletta in Trentino Alessia Ambrosi- abbiamo portato questo lavoro nelle istituzioni, con la presentazione di un’interrogazione parlamentare per chiedere il sostegno del Governo alla valorizzazione e musealizzazione del sito, lo stanziamento di risorse e il riconoscimento del suo valore storico e tecnologico, anche in prospettiva di una candidatura UNESCO. Si è così sviluppato un dialogo diretto e costruttivo con il Governo, che ha portato a un primo risultato concreto: un intervento da circa 7 milioni di euro destinato alla messa in sicurezza, al recupero e alla valorizzazione del bunker».

La parlamentare sponsor del progetto ha ringraziato in particolare i ministri Foti e Mazzi per il ruolo determinante avuto nell’ottenere i finanziamenti, oltre a tutte le altre istituzioni, a cominciare dal sindaco di Affi, che hanno collaborato. «È un luogo – ha continuato Ambrosi- che colpisce profondamente, che suscita curiosità e che racconta la nostra storia. Sin dal primo ingresso è stato chiaro che non si trattava solo di recuperare un sito, ma di valorizzare un patrimonio dal potenziale straordinario».
