(Angelo Paratico) Il nome del filosofo francese Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) divenne noto alle masse ignoranti nostrane quando Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio crearono una Piattaforma Rousseau, stabilendo un legame con il filosofo francese al quale va il demerito di aver gettato le basi ideologiche della Rivoluzione Francese. Non a caso, durante gli anni del terrore giacobino, vennero fuse in bronzo centinaia di statue di Rousseau, perché ogni borgo francese doveva dotarsene. Egli fu uno dei padri sia del giacobinismo sia del liberalismo, e la sua eredità, oltreché il suo mito, perdura ancor oggi. La dottrina della “volontà generale” di Rousseau, espressa nella sua opera fondamentale, “Il Contratto Sociale” (Du Contract Social del 1762) rappresenta ancora la base per chiunque affermi di parlare a nome di una “maggioranza democratica” nel giustificare le proprie azioni di governo.
Tale “volontà generale”, una volta stabilita, va mantenuta anche con la violenza, se necessario. Questo concetto esercitò un grande fascino sui giacobini francesi, specialmente Robespierre, Marat e Saint-Just, i padri del Terrore, precursori del ‘Terrore Rosso’ bolscevico in Russia.

La “volontà generale” del liberalismo si tramutò nella “dittatura del proletariato” con il comunismo e nella razionalizzazione degli stati totalitari, che si autodefinirono “democrazie del popolo” e “repubbliche del popolo”. Una volta rivendicato il mandato della “maggioranza” dei cittadini, in nome di essa, ovvero della “volontà generale”, qualsivoglia metodo di violenza diventa giustificato per mantenere in piedi il sistema. Questa ideologia è ciò che mantiene il presidente Xi Jinping al potere in Cina.

L’altra premessa di Rousseau, che più ha influito sulle nozioni di Stato e Diritto, sia liberal-democratiche che comuniste, è che un regime politico ha il dovere di riformare l’umanità secondo la propria preconcetta ideologia.
La dottrina formulata da Rousseau divenne nota come ambientalismo. Secondo questa teoria gli esseri umani vengono modellati dal loro ambiente e dalla loro società. Cambiando l’ambiente, si può mutare il carattere umano. Questo concetto fu poi ripreso nell’URSS, quando vollero creare l’uomo nuovo socialista, reprimendo tutti gli istinti alla proprietà privata e a un sano egoismo. E mutatis mutandis questa è l’ideologia che muove il movimento woke. Anche la scienza della genetica mendeliana fu repressa, perché le leggi dell’ereditarietà genetica non concordavano con il dogma comunista ereditato da Rousseau. L’Occidente liberale, sebbene più sofisticato degli stati sovietici, continua a coltivare questa distorta visione, nonostante l’eredità genetica e culturale mostri che gli esseri umani non sono, e non possono essere, “uguali”. Uno è più portato di un altro alla matematica, uno nasce uomo e un’altra donna e via dicendo. Ma piuttosto che accettare questi dati scientifici, preferiscono censurarli o ridicolizzarli.
Le osservazioni di Rousseau sulle proprie carenze personali e sul modo in cui percepiva il popolo vennero proiettate sulla società, e una completa dottrina venne formulata da una mente squilibrata come la sua. Rousseau aveva un germe autodistruttivo nel suo carattere, che garantiva i suoi fallimenti. E, chiaramente, possedeva una personalità paranoica e narcisistica. Ma egli razionalizzò le proprie nevrosi, incolpando gli altri per le sue avverse circostanze, un po’ come fa la sinistra estrema ai giorni nostri. Si credeva una vittima predestinata già dalla nascita e sabotò tutti i rapporti umani con le altre persone, sposando una sfiducia paranoica che gli impediva amicizie durature, perché queste, immancabilmente, scadevano in rabbiose recriminazioni.

Un episodio celebre fu l’assistenza che gli diede il filosofo scozzese David Hume, nonostante Diderot, avendo capito chi fosse Rousseau, gli avesse consigliato di starne alla larga. Nel 1766 Hume navigò sino a Calais per portare Rousseau al sicuro in Gran Bretagna, essendo stato condannato all’arresto in Francia per certe sue tirate contro la Chiesa. I discreti tentativi di generosità finanziaria di Hume furono interpretati da Rousseau come umiliazioni; i suoi sforzi per assicurare a Rousseau un reddito furono visti come tradimenti. Quando Hume salvò le lettere destinate a Rousseau, egli l’accusò di averle aperte al vapore, per spiarlo. Ben presto la grande paranoia di Rousseau intrecciò questi immaginari piccoli tradimenti nel tessuto della sua grande teoria del mondo, in cui il torrente della vita moderna corre inesorabilmente verso l’atomizzazione, la frammentazione, l’egoismo e l’inganno.
Rousseau visse infelice, per un sentimento di colpa causato dalla morte di sua madre, subito dopo il parto, e proiettò questa sventura sul proprio padre. Fu anche un narcisista, perché ogni individuo può essere sia passivo-aggressivo che narcisista. Nella sua autobiografia egli si proclamò straordinariamente superiore a tutti gli uomini, pur possedendo sentimenti di colpa e di inadeguatezza.
Un esempio significativo del suo sentirsi speciale fu l’abbandono dei suoi cinque figli in un orfanotrofio, che razionalizzò dicendo che essi avrebbero ricevuto una migliore educazione rispetto a quella che lui, vittima di immaginarie persecuzioni, poteva offrirgli, mentre in realtà aveva duchi e contesse disposti a sostenerlo finanziariamente. Poi sabotò tutti i rapporti con coloro che cercavano d’assisterlo, addossando la colpa alla società e a come questa era strutturata. Pensava che fosse sbagliata e quindi andava riformata alla base, anche con la violenza, per trasformarla in un meccanismo perfetto.
