Il diritto alla salute è un principio costituzionale inviolabile che non può fermarsi davanti alle sbarre di una prigione. A denunciarlo con forza è il Segretario Nazionale della UGL Salute, Gianluca Giuliano a fronte della drammatica situazione sanitaria negli istituti di pena, aggravata dal sovraffollamento e dalla carenza di organico.
Qualche dato sulla salute in carcere
“I dati sono allarmanti- dice il sindacalista dell’Ugl -:il 70% dei detenuti soffre di almeno una patologia cronica o psichiatrica, ma nei 189 penitenziari italiani mancano all’appello almeno 1.700 professionisti sanitari.”Oggi opera appena un medico ogni 315 reclusi, spesso in condizioni di precarietà.

Questa carenza impedisce l’erogazione delle cure essenziali, trasformando la detenzione in una condanna all’abbandono terapeutico che, nei casi più gravi, porta alla morte. A questo si aggiungono la burocrazia e la mancanza di agenti per le traduzioni, che fanno saltare centinaia di visite specialistiche esterne a settimana, e una gestione del disagio mentale ridotta a isolamenti e all’uso massiccio di psicofarmaci”.

“Grazie a denunce civili e testimonianze fondamentali come il ‘Diario dal Carcere’ di Gianni Alemanno – con cui abbiamo condiviso importanti iniziative e idee – e di Fabio Falbo, questo dramma viene finalmente portato in superficie, rompendo il silenzio sulle condizioni dei penitenziari. Garantire cure giuste e dignitose ai detenuti è un dovere civile e un presupposto per il loro futuro reinserimento. La UGL Salute chiede un piano straordinario di assunzioni per la medicina penitenziaria e contratti dignitosi: la salute è un diritto di tutti e non può escludere nessuno” conclude Giuliano.
