Tommasi si ricandiderà? E il centrodestra chi sceglierà per sfidarlo?

(o.a.) Mancano ancora diversi mesi alle comunali del 2027, ma a Verona il dibattito sui possibili candidati sindaco é già caldo. E, almeno per ora, se la ricandidatura di Tommasi appare scontata, il quadro che emerge nel centrodestra appare tutt’altro che definito, riflettendo in pieno la tensione che si vive anche sul piano nazionale.

Centrodestra

Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza, ma ce ne sono anche altri, quello di Daniele Polato, considerato da molti l’uomo forte di Fratelli d’Italia, e quello dell’ex sindaco Flavio Tosi, da tempo indicato direttamente da Tajani, come possibile candidato in quota Forza Italia. Il problema, tuttavia, sarebbe rappresentato dai possibili veti incrociati che renderebbero difficile una convergenza unitaria.

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Se Polato viene percepito come una figura nel pieno della sua stagione politica e con un radicamento all’interno di Fratelli d’Italia, la candidatura di Tosi suscita invece valutazioni contrastanti. Per alcuni rappresenterebbe un ritorno al passato, per altri un ‘usato sicuro’. Altri sottolineano che per i risultati elettorali delle regionali difficilmente Forza Italia potrà pretendere la candidatura anche se rimane uno dei profili più esperti che dà sicurezza.

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Più defilata la Lega, che per le comunali non ha ancora scoperto le carte, anche perché sta vivendo un momento di riorganizzazione interna e di calo dei consensi, che deve tamponare al più presto, per rimanere competitiva. Resta sempre buona la figura dell’eurodeputato Paolo Borchia, o forse potrebbe puntare sull’appoggio ad un candidato civico.

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Paolo Borchia

In/outsider?

Infatti sta emergendo in vista delle comunali anche il nome di Paolo Arena, presidente della Camera di Commercio ed ex presidente dell’Aeroporto. Una figura influente negli ambienti economici ma che per una parte dell’elettorato rappresenta la continuità con quella rete di relazioni tra imprenditoria, istituzioni e gruppi dirigenti le cui scelte strategiche non hanno prodotto benefici per Verona.
La vicenda del Catullo sotto il controllo di Save è l’esempio di come gli interessi economici esterni hanno tratto maggior vantaggio rispetto al territorio veronese.

L’incognita

In questo scenario s’inserisce il fenomeno Futuro Nazionale, Il partito di Vannacci, guidato in Veneto da Stefano Valdegamberi, la novità nel panorama politico. Qualora riuscisse a consolidare i consensi dei sondaggi che oggi lo danno al 5,9% a livello nazionale, potrebbe diventare l’ago della bilancia.

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Molti veronesi sembrano manifestare una crescente insofferenza verso quelle che vengono percepite come élite consolidate e circuiti decisionali chiusi, accusati di non aver valorizzato adeguatamente alcuni degli asset più importanti della città e questo sentimento non può e non deve essere ignorato.

Centrosinistra

Sul fronte opposto, il sindaco Damiano Tommasi non può certo essere considerato imbattibile. Il suo mandato continua a dividere l’opinione pubblica e il giudizio sulla sua amministrazione resta ampiamente insufficiente. Tuttavia gode del vantaggio dell’incumbency, ossia della posizione di chi è già al governo della città, e può contare sul fatto che alle comunali il centrosinistra si presenta, almeno per ora, meno frammentato dei suoi avversari e sembra unito, con la sola incognita di Trevisi, sul quale, in caso di passo indietro di Tommasi, il PD sembra pronto compattare le proprie fila e tutti i suoi movimenti civici collaterali.

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Però una rinuncia da parte del sindaco uscente suonerebbe come un’ammissione di fallimento del centrosinistra e proprio per questo è piuttosto improbabile,
La partita per le comunali resta apertissima. Se le divisioni nel centrodestra, ieri Tosi, oggi Vannacci, dovessero proseguire ci sarebbe la concreta possibilità di consegnare nuovamente al centrosinistra un vantaggio competitivo significativo, offrendogli su un piatto d’argento, il governo della “città più a destra d’Italia”.