(di Gianni Schicchi) Arena di Verona: Nabucco di Verdi, terza opera ad entrare in scena venerdì 26 giugno alle 21.15. Il capolavoro risorgimentale del grande compositore di Roncole esordirà questa sera con la regia, scene, costumi, luci, coreografia di Stefano Poda. Un’opera tra le più emblematiche del Festival areniano dove debuttò nel 1938, divenendo più ricorrente solo negli ultimi quarant’anni. Ad oggi è il terzo titolo più rappresentato in Arena con 251 recite in 27 stagioni e in 13 allestimenti diversi, contraddistinti da scelte drammaturgiche marcate e visivamente forti. 

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Tra questi si annovera la produzione di quest’anno che ha avuto l’avvio nella stagione 2025, con cui Poda intende rappresentare il conflitto ebrei-babilonesi del libretto come una contrapposizione che separi parti dell’umanità e della materia. Una divisione simboleggiata da due grandi particelle atomiche stilizzate che, parallelamente alle vicende del dramma “si respingono o attraggono per polarità in un grande spazio post-moderno e post-atomico, tra futuristici labirinti di luce e pietre millenarie”.  

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L’opposizione tra due gruppi è data anche dal netto contrasto cromatico e materico dei costumi, realizzati con tessuti innovativi, e chilometri di led. I movimenti coreografici garantiscono la massima continuità e al contempo valorizzano sia il conflitto tra opposte schiere (simbolo di ogni guerra in ogni tempo, con la grande scritta Vanitas Umana che campeggia al centro della scena), quanto l’anelito al loro ricongiungimento. In fondo Nabucco narra sin dalla sua genesi, una rinascita, una riconciliazione. Una storia in cui il protagonista accetta la propria fallibilità e umanità, convertendosi, al pari di Abigaille, la figlia adottiva che tenta invano di sottrargli il trono. 

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L’opera sarà diretta dal giovane Michele Spotti, già artefice del successo della Traviata inaugurale (sarà ripreso nelle recite di agosto da Sebastiano Rolli) e con i due protagonisti Amartuvshin Enkhbat (Nabucco) e Maria Josè Siri (Abigaille) dell’Aida che la seguiva. 

Il tenore messicano Galeano Salas, dopo l’eccellente Alfredo di Traviata, si proporrà anche come Ismaele, ripreso a luglio da Francesco Meli e Paolo Lardizzone, mentre il grande sacerdote Zaccaria, guida spirituale degli ebrei, sarà interpretato dal basso parmigiano Roberto Tagliavini, una vecchia conoscenza areniana. Fenena sarà l’affermatissima bresciana Annalisa Stroppa, accanto al Gran Sacerdote di Belo, Nicolò Ceriani, all’Abdallo dell’onnipresente Carlo Bosi ed all’Anna di Elisabetta Zizzo

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Il ruolo di Nabucco, nel prosieguo delle recite, avrà il contributo canoro di altri celebri baritoni, dal francese Ludovic Tézier, al coreano Youngjun Park, all’acclamato Luca Salsi. Quello di Zaccaria non lo sarà di meno con: Simon Lim, Alexander Vinogradov e Michele Pertusi.

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