Il ‘fattore 89’ galvanizza il centrodestra, ma potrebbero cambiare le carte in tavola

(Orazio Albanese) La notizia del disastroso risultato del sondaggio de il Sole 24 Ore che segnala il sindaco di Verona come 89° nella classifica sul gradimento dei cittadini, ha suscitato le inevitabili reazioni nel centrodestra.

Il segretario provinciale della Lega ed eurodeputato Paolo Borchia commenta: “I veronesi stanno mandando un messaggio chiaro a un’amministrazione che continua a privilegiare approcci ideologici invece di concentrarsi sulle risposte concrete che cittadini e imprese si aspettano. Quando si perdono oltre sette punti in dodici mesi, forse il problema non è la classifica, ma il gioco espresso in campo”.

Sella stessa linea il consigliere regionale leghista Filippo Rigo per il quale i veronesi sono “stanchi di questo Sindaco e della sua amministrazione-ombra. Ombra nel senso che la Giunta è totalmente assente sui grandi temi della città. Una gestione pubblica basata solo sull’impostazione ideologica”.

Alberto Padovani, FdI, presidente della 4ª Circoscrizione osserva che “il dato sul gradimento del sindaco non è soltanto un giudizio sulla figura del primo cittadino, ma rappresenta inevitabilmente una valutazione complessiva dell’operato dell’intera Giunta comunale.”

C’è una certa soddisfazione da parte di tutta l’opposizione nel rilevare che le critiche rivolte a Tommasi, non tanto come persona, ma come responsabile politico dell’amministrazione da lui guidata, hanno la condivisione della maggior parte dei veronesi.

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Non solo Tommasi ma tutta la sua politica

L’elenco delle ragioni per le quali non è ben visto, nemmeno da molti di coloro che nel 2022 l’avevano votato, sarebbe lungo. Va dalla crociata contro gli automobilisti alla famosa “clausola antifascista” che deve firmare chi chiede uno spazio pubblico; dalla chiusura delle finestre della ZTL che penalizzano gli operatori economici del centro storico, alle piste ciclabili compulsive che restringono le carreggiate e che non usa quasi nessuno, al degrado della pulizia, del decoro e della sicurezza delle strade e delle piazze cittadine.

‘fattore 89’

Ma il centrodestra farebbe un grave errore a cullarsi sul ‘fattore 89’ e ad illudersi che la vittoria alle comunali dell’anno prossimo è garantita.
Farebbe un grave errore, innanzitutto perché la sottovalutazione dell’avversario è sempre uno sbaglio in sé.
Ma anche perché per vincere bisogna essere credibili. Le elezioni non sono una partita di calcio che finisce al 90°. Sono l’inizio di un banco di prova che dura 5 anni. Ed il candidato sindaco dev’essere uno che offre garanzie di serietà, capacità e onestà.

Qualità che hanno diversi potenziali candidati. Ma proprio per questo il candidato dev’essere scelto per tempo, per fare in modo che si possa confrontare con i cittadini raccogliendone le esigenze, fare un programma condiviso con la gente e farsi conoscere. E per questo ci vogliono alcuni mesi. Ragion per cui è necessario che il nome salti fuori per tempo, e non uno o due mesi prima della scadenza elettorale.

Ma il ‘fattore 89’ potrebbe innescare una variabile inaspettata. Il centrosinistra, ed in particolare il partito guida della coalizione che è il Pd, potrebbe cogliere la palla al balzo per pretendere da Tommasi un passo indietro. Ed allora potrebbe entrare in gioco il nome di Giampaolo Trevisi, il poliziotto eletto a novembre consigliere regionale, oppure quello di Alessia Rotta, assessore della giunta Tommasi, ma con un curriculum di parlamentare e una sua autonomia politica.

Una variabile che deve far capire ai capi di FdI, FI e Lega che si devono dare una mossa ad indicare ai veronesi chi dovranno votare per sostituire uno dei sindaci meno graditi della storia di Verona.