(Orazio Albanese) Il tema del candidato sindaco del centrodestra sta affermandosi ogni giorno di più come il centro del dibattito all’interno della coalizione. D’altra parte manca meno di un anno alle elezioni comunali. Al giorno delle elezioni. Ma molto meno se si considera che scelte, alleanze, candidature, programmi e campagna elettorale anticipano di parecchi mesi la data. Tuttavia ancora non era emerso un nome tra tutti gli altri. A dare un’accelerata c’ha pensato la grammatica.
Il senatore Matteo Gelmetti, di FdI, commentando sulla sua pagina Facebook il clamoroso tonfo dell’attuale sindaco di Verona, Damiano Tommasi, precipitato al penultimo posto nel gradimento dei cittadini, si è espresso usando la prima persona singolare del verbo volere: “Io non voglio vincere perché l’avversario è debole.Voglio vincere perché ho l’ambizione di presentare ai veronesi il programma più serio, concreto e visionario per il futuro della città”.
Quell’ “io non voglio” era un io retorico, in realtà un “noi”, inteso come “noi fratelli d’Italia”, essendoci un’identificazione automatica del senatore nel partito. Come ci ha precisato lui stesso.

Quando la grammatica fa politica
Ma talmente alta è l’aspettativa per conoscere chi sarà il candidato sindaco del centrodestra che sfiderà Tommasi, o chi per lui, che è stato inevitabile che queste parole venissero interpretate come una dichiarazione di candidatura.
Candidatura che peraltro Gelmetti, che fa politica da diversi anni, correttamente non smentisce in quanto aspirazione. Sua come di altri. Ma che va intesa come una sincera disponibilità. Niente di più.
Sia come sia, grammatica o non grammatica, la dichiarazione di Gelmetti ha un merito: quello di aver dato una scampanellata al centrodestra. Una sveglia per coloro chi pensasse che la scelta del comandato sindaco di Verona possa essere fatta anche all’ultimo momento, magari usandola come merce di scambio al tavolo in cui verranno scelte anche quelle di Roma, Milano, Napoli e Torino.
Eh no, cari capi partito! Dopo l’errore di 5 anni fa che ha regalato la città alla sinistra, i veronesi, in larga maggioranza di centrodestra, hanno diritto di avere quanto meno quell’attenzione che a suo tempo non è stata riservata loro. E allora il candidato deve saltare fuori subito.
