(di Francesca Romana Riello) A settembre una quarantina di volontari entreranno nella Spluga di Gaibana, in Lessinia, per liberare la cavità dai rifiuti accumulati nel tempo. Scenderanno con corde, sacchi e carrucole: quello che troveranno sul fondo dovrà essere raccolto a mano, separato e poi riportato in superficie, un carico alla volta.
L’intervento di bonifica ambientale è stato presentato ieri a Palazzo Scaligero e coinvolgerà la Commissione Speleologica Veronese, la Protezione Civile, il Comune di Bosco Chiesanuova e il Parco Naturale Regionale della Lessinia.
La grotta si trova nei pressi della malga di Gaibana ed è una cavità profonda circa venti metri, con una larghezza che varia tra i cinque e i sei. Per raggiungere il fondo serviranno tecniche speleologiche: il recupero dei rifiuti sarà quasi interamente manuale.
Una bonifica metro dopo metro
I volontari scenderanno all’interno della Spluga e raccoglieranno i materiali presenti sul fondo, dividendoli direttamente sul posto. I rifiuti saranno sistemati nei sacchi e sollevati fino all’esterno attraverso un sistema di carrucole.
Una volta riportato tutto in superficie, il materiale verrà trasportato a valle e conferito in un punto di raccolta individuato insieme all’amministrazione comunale di Bosco Chiesanuova.
Il Comune, che patrocina l’iniziativa, acquisterà insieme al Parco della Lessinia una bobina di corda statica destinata alle operazioni di recupero. Sul campo ci sarà anche il Nucleo Rocciatori della Protezione Civile dell’Ana di Verona.
Il lavoro dovrà essere organizzato tra chi opererà sul fondo della cavità e chi resterà in superficie. In uno spazio stretto e verticale, anche il recupero di un singolo sacco richiederà una catena di persone e operazioni coordinate.

Nella grotta di Gaibana, quaranta volontari al lavoro
La Commissione Speleologica Veronese riunisce sei gruppi attivi sul territorio scaligero: GAM, Troglobius, GASV, USV, CRN e GSM. Complessivamente ne fanno parte circa duecento volontari, tra speleologi e figure specializzate come biospeleologi, geologi, archeologi, idrologi e tecnici del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico.
Una quarantina saranno impegnati nell’intervento di settembre. La squadra seguirà tutte le fasi della bonifica, dalla discesa nella cavità al recupero del materiale, fino al trasporto a valle.
Nata nel 1977, la Commissione Speleologica Veronese affianca all’esplorazione del sottosuolo il monitoraggio delle acque e del microclima, il censimento della fauna negli ambienti ipogei e la gestione catastale delle cavità del territorio.
La bonifica di Gaibana rientra quindi in un lavoro di tutela del territorio che spesso si svolge lontano dalla vista, proprio negli ambienti più difficili da raggiungere.
Dalla Spluga della Preta al Ponte di Veja
Non è la prima volta che gli speleologi veronesi si trovano a fare i conti con i rifiuti abbandonati nelle cavità della Lessinia. Negli anni la Commissione ha partecipato alla bonifica della Spluga della Preta e alle iniziative organizzate nell’ambito della campagna nazionale “Puliamo il buio”, dedicata alla pulizia degli ambienti sotterranei.
Accanto agli interventi di bonifica continua il lavoro di controllo e studio del territorio. Tra le collaborazioni più recenti c’è quella con il Parco della Lessinia al Ponte di Veja, dove sono state verificate le condizioni del sito, lo stato delle recinzioni, la presenza di rifiuti e gli eventuali elementi di pericolosità.
A settembre toccherà alla Spluga di Gaibana. Quello che negli anni è finito sul fondo della cavità tornerà in superficie, sacco dopo sacco. Un lavoro che richiederà tempo e fatica, per ripulire anche quella parte di Lessinia che dalla superficie non si vede.
