(Angelo Paratico) Lo storico viaggio di Nixon in Cina ebbe luogo tra il 21 febbraio e il 28 febbraio 1972, durante il quale visitò le città di Pechino, Hangzhou e Shanghai. Appena arrivato, Nixon incontrò in privato Mao Zedong. Sappiamo cosa si dissero grazie al medico personale di Mao, che stava dietro a una tenda, pronto a intervenire con la bombola d’ossigeno perché Mao era fisicamente messo male. Il medico si chiamava Zhisui Li e pubblicò le sue memorie nel 1994, dopo essersi stabilito negli USA. Questo libro resta ancor oggi proibito in Cina. L’autore racconta che Mao, stupito da quanto giovane fosse Richard Nixon, esordì con una battuta ironica, tramite il suo interprete: “Allora, Presidente, cosa vuole l’America. Vuole la pace?”.  Nixon lo sorprese con la sua risposta: “Sì, vogliamo la pace, ma con onore!”. Poi Mao commentò con il suo medico: “Questi uomini di destra vanno al punto, non come noi di sinistra che battiamo attorno ai cespugli”.

lossy page1 500px President Nixon meets with Chinas Communist Party Leader Mao Tse Tung 02 29 1972 NARA 194759.tif 1
Landscape

La traiettoria della Cina d’oggi conferma la previsione di Nixon secondo cui il suo popolo, con il suo «enorme potere economico», sarebbe diventato una forza globale. Il prodotto interno lordo della Cina è cresciuto da meno di 150 miliardi di dollari nel 1978 a oltre 20.000 miliardi di dollari oggi. Come previsto da Nixon, man mano che lo scontro militare diventa meno praticabile, «la competizione cambia e diventa molto più impegnativa in ambito economico».

Quando nel XIX secolo la Germania emerse come potenza industriale europea, le altre potenze consolidate trascorsero anni nel tentativo di contenerla, fino a sfociare in una guerra che nessun uomo di Stato desiderava, ma che nessuno si dimostrò abbastanza abile da impedire. Oggi, mentre affrontiamo la transizione dall’unipolarità americana, si profila una domanda simile: questo cambiamento seguirà quel tragico schema, oppure potrà essere gestito attraverso un adattamento istituzionale, come fecero Zhou Enlai e Richard Nixon nei primi anni ’70?

Vari fattori distinguono fondamentalmente l’odierna competizione tra grandi potenze dalle passate transizioni egemoniche. In primo luogo, la proliferazione delle armi nucleari ha creato una dinamica di distruzione reciproca assicurata che rende irrazionale la guerra totale.

Gli obiettivi tecnologici della Cina, nel frattempo, dipendono dal software di progettazione americano, dai macchinari di precisione giapponesi e dall’accesso ai mercati occidentali. Queste relazioni intrecciate sarebbero catastroficamente interrotte da una guerra tra le due potenze, creando potenti gruppi di interesse interni in tutte le principali economie che hanno un forte interesse a evitare un collasso sistemico.

Il commercio bilaterale tra gli Stati Uniti e la Cina ha raggiunto i 660 miliardi di dollari nel 2024. Le realtà economiche creano potenti incentivi per una competizione controllata piuttosto che per una rottura sistemica. Quando Zhou Enlai ricevette una copia del discorso tenuto da Nixon a Kansas City nel 1971, in cui si delineava un mondo a cinque potenze, tra cui la Cina, lo studiò con tale attenzione che, durante il loro incontro segreto del luglio 1971, mostrò a un ignaro Henry Kissinger la sua copia personale con annotazioni in cinese, riconoscendolo come un progetto per l’affermazione controllata della Cina all’interno di un sistema stabile che avrebbe avvantaggiato entrambe le potenze nel corso dei decenni. Kissinger era volato in segreto a Pechino passando dal Pakistan, mentre il mondo credeva che fosse indisposto.

Mao Zedong

La genialità di Zhou risiedeva nel comprendere ciò che Nixon offriva: il riconoscimento del posto legittimo della Cina nell’ordine internazionale e un percorso per raggiungerlo senza quella guerra catastrofica che aveva distrutto così tante potenze emergenti. Il quadro riconosceva gli interessi legittimi della Cina in Asia, e il fatto che l’equilibrio tra le grandi potenze fosse vantaggioso per tutti più dell’egemonia e che le strutture istituzionali potessero evolversi per adattarsi alle nuove distribuzioni di potere se affrontate con sofisticatezza.

Zhou Enlai fu un grande uomo di Stato, e fu un’enorme perdita per la Cina quando Mao gli impedì di staccare dal lavoro per curare un tumore, condannandolo così a una morte prematura, avvenuta nel gennaio del 1976, solo un mese prima della scomparsa del Grande Timoniere.