Fosse solo la Lega! E’ Verona che in Veneto non conta niente
Paolo Borchia, eurodeputato e segretario provinciale della Lega critica il criterio con cui il Consiglio Regionale ha votato le recenti nomine dalle quali emerge “uno squilibrio ingiustificabile su Verona, a beneficio degli alleati di centrodestra” che s’aggiunge alla mancata nomina di un assessore regionale al suo partito.
“Non è una questione di posti o poltrone- precisa-. Il problema è arrivare a pochi mesi dalle elezioni amministrative senza posizioni operative con cui dimostrare di meritare la fiducia dei veronesi”.

Borchia nota che la Lega veronese ha ottenuto risultati importanti: 1° partito in città e provincia alle regionali, 1ª provincia in Veneto per numero di soci sostenitori tesserati, 2ª in Italia per risultati conseguiti al referendum sulla giustizia. Nonostante una giunta di sinistra nel capoluogo la sua segreteria è riuscita a ottenere le presidenze di Provincia, Acque veronesi, Fiera e Upi Veneto. “Ma a questi risultati locali, però, non sono seguiti riconoscimenti dal livello veneto”.
E giustamente esige spiegazioni.
Nomine: non è solo la Lega ad essere penalizzata, ma tutta Verona e la sua provincia!
Ma quello che Borchia denuncia in casa Lega non è una novità. E’ solo una parte del problema. Il tema vero che va sollevato è ben più grave. Non è tanto la Lega veronese ad essere penalizzata. E’ tutta Verona e la sua provincia!
Da queste pagine lo denunciamo da anni: Verona nel Veneto è marginalizzata. Nel governo regionale non conta niente. Ed anche delle ultime 136 nomine neanche sì e no una decina sono toccate a dei veronesi.
All’indomani delle elezioni regionali L’Adige aveva calcolato che, fatto 100 il potere regionale nel suo complesso Verona pesa per lo 0,6%. Padova per il 91,875%. Uno squilibrio che non ha bisogno di commenti. E che non riguarda solo la Lega, ma tutti i partiti. E che non nasce adesso con la presidenza Stefani, ma viene dai 15 anni di quella Zaia.
La marginalizzazione di Verona è un problema che riguarda tutti
La marginalizzazione di Verona è quindi un problema che riguarda tutti. Ma proprio tutti, non solo i partiti, perché poi si riflette pesantemente sulla crescita del nostro territorio, che ogni giorno diventa sempre più periferia del Veneto.

Sulle cause abbiamo già scritto. Per tutta una serie i fattori nel triangolo Padova-Venezia-Treviso si è coagulato un sistema di potere economico e politico che ha tutto l’interesse a perpetuarsi. La costituzione di una Confindustria del Veneto Est la dice lunga. Come la dice lunga il fatto che il presidente della Regione è da più di 30 anni un padovano o un trevigiano. La realtà è che sul Canal Grande Verona non la considerano proprio. Quasi nemmeno fosse una provincia del Veneto. Non per cattiveria. Ma non ci pensano proprio a Verona. Come non ci fosse. Quasi fosse in un’altra regione.
Già, un’altra regione…
