(Angelo Paratico) Pare che il film di Nolan, liberamente ispirato all’Odissea di Omero, stia avendo un buon successo di cassa. Le polemiche sono sempre la miglior reclame. Inoltre, gli investimenti fatti per promuoverlo sono stati ingenti e, come nel mondo dei libri, molto più antico di quello dei film, lo scandalo e le controversie hanno sempre spinto in alto opere che poi sono tramontate e non vengono più lette. Gli esempi sono molti, ma una volta deposta la polvere, si può guardare con serenità all’opera creata da uno scrittore o da un regista e poi capire se si tratti di vera gloria o di volgare fama.

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Ulisse e Nausica

Un aspetto comunque positivo del film di Nolan è che ha reso popolari in tutto il mondo i capolavori attribuiti a Omero: l’Iliade e l’Odissea.

La migliore traduzione dell’Odissea in italiano resta quella del veronese Ippolito Pindemonte ma nel mondo anglosassone pochi sanno che la migliore traduzione dell’Odissea dal greco all’inglese sia stata opera di Lawrence d’Arabia, autore del capolavoro immortale I sette pilastri della saggezza. Prima di essere un guerrigliero cammellato in lotta con l’impero turco, fu anche uno studiosissimo accademico, specializzato in fortezze crociate nel deserto e nel greco classico.

Chi fu davvero Ulisse?

Un libro straordinario su Ulisse fu pubblicato da Paolo Granzotto nel 1988. Vi descrive l’eroe omerico nella sua interezza basandosi sulle fonti esistenti. Un libro così bello e ben documentato andrebbe ristampato.

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T.E. Lawrence

In qualche modo viviamo ancora circondati dalle favolose menzogne create da quella canaglia di Ulisse che se avesse conosciuto Nolan gli avrebbe confermato che Elena era davvero nera, pur di essere resuscitato dai morti e riportato nel nostro mondo.

Egli non fu certamente il legittimo monarca di Itaca; nacque a Corinto o a Creta e trascorse l’infanzia a Cnosso, e infatti lui si sentiva cretese per via delle sue caratteristiche personali: la passione per i viaggi e i commerci (i commercianti mentono spesso) che lo rendevano un tipico cretese. I suoi genitori furono Anticlea e Sisifo, non Laerte, anche se lui mentì sempre su tale argomento, essendo Sisifo il suo vero padre, un brigante e un corsaro. Sisifo portò via sua madre al suo legittimo sposo, Laerte, e poi la ingravidò a Creta.

Quando ebbe dieci anni, Ulisse dovette sottostare ai riti dell’iniziazione, restando per tre mesi solo nelle selve ai piedi del monte Ida, senza armi e senza cibo. Doveva anche aggredire una laida sacerdotessa che viveva da sola e costringerla a giacere con lui. Notevole per un bimbo come lui. Superò le prove brillantemente e poi, una volta che sua madre si era stancata degli imbrogli di Sisifo, tornò da suo marito Laerte, portandosi dietro Ulisse. Una volta cresciuto, lo mandò dal nonno Autolico, anche lui un ladro e un furfante. I due s’intesero perfettamente e Ulisse deve aver imparato moltissimo dal nonno.

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Giunse poi il momento fatidico del suo viaggio a Sparta, dove si doveva decidere per il marito per la bella Elena. Ulisse capì di non avere chance: non era bello e neppure ricco, non era un vero nobile e i suoi parenti erano assai malfamati. Puntò allora su una nipote del re di Sparta, Penelope, figlia di Icario, fratello del re di Sparta. Lei aveva una gran massa di capelli neri, grandi occhi, pelle bianchissima, seno prosperoso e la vita sottile, proprio come Irene Papas.   

La tensione a corte saliva sempre di più e Tindaro, re di Sparta, temeva che sarebbe finita in una rissa scatenata da coloro che non erano riusciti a impalmare Elena. Ulisse ebbe allora l’idea di farli giurare che si sarebbero coalizzati per difendere il futuro marito di Elena. Un’ottima idea ma che provocò la guerra di Troia.

Ulisse viene presentato da Omero come uno strano re, che in realtà non regnava ed era sempre in viaggio e che disse di sé: “Non mi piaceva stare a casa. Ma amavo le navi e le incursioni, le lance e le frecce, cose funeste che danno i brividi agli altri”.

Fu anche un guerriero strano: Omero non parla delle sue concubine, che forse non c’erano, e non volle mai attaccare ma solo difendere e andava in prima linea vestito alla cretese, con un elmo fatto di zanne di cinghiale e un giubbetto di cuoio; infine, neppure possedeva un carro da guerra come gli altri guerrieri. Non credeva mai che fosse una buona idea ricorrere alla guerra, perché preferiva la diplomazia e l’astuzia. Ma il coraggio non gli difettava. Durante una discussione con Achille, quando lo vide sbuffare, ebbe il coraggio di dirgli: “Taci e ubbidisci perché sarai un guerriero più forte di me, ma io sono più intelligente, più esperto, più vecchio di te.  Mi devi rispetto!”.

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Per via delle sue abitudini e dei suoi vizi ci appare come un uomo moderno, e questo rende comprensibile la scelta di Nolan di reinterpretarlo, ma solo il tempo ci potrà dire se la sua sarà vera gloria.