(di Francesca Romana Riello) Anziani, quando mangiare poco diventa un rischio: circa il 30% degli anziani autonomi che vive nella propria casa assume meno calorie di quanto raccomandato. Nelle strutture residenziali la quota, secondo i dati presentati dal professor Mauro Zamboni, sale fino all’85%. Il dato è emerso a Verona durante il settimo congresso nazionale “Nutrizione e invecchiamento”, organizzato dall’Accademia di Geriatria dal 10 al 12 settembre e dedicato al rapporto tra alimentazione, perdita muscolare, obesità e malattie croniche.
Per chi ha superato i 70 anni, infatti, il problema non è semplicemente ridurre le calorie: con l’età cambia il senso della fame e della sazietà, si riduce l’attività fisica e la dieta rischia di diventare meno varia. Quando sono già presenti altre patologie, le indicazioni alimentari vanno adattate al singolo paziente.

Il muscolo si perde prima di quanto si pensi
Sarcopenia è il termine con cui i medici indicano la perdita progressiva di massa e forza muscolare. Il processo comincia già intorno ai 30 anni nell’uomo e, nella donna, nel periodo della menopausa. Dopo i 60 anni accelera, soprattutto in presenza di malattie.
«Dalla fascia dei 65-70 anni la perdita di massa muscolare accelera: gli uomini perdono circa due chili ogni dieci anni», spiega Zamboni, direttore della Geriatria B dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.
Le conseguenze vanno oltre la diminuzione del tono muscolare: una forza ridotta aumenta il rischio di cadute, fratture e disabilità fisica. A favorire la sarcopenia possono contribuire anche infiammazioni, alcuni farmaci, variazioni ormonali e numerose patologie croniche, dallo scompenso cardiaco alla Bpco, dall’insufficienza renale all’artrite reumatoide.
Per prevenirla è importante garantire negli anziani un apporto adeguato di proteine, distribuendolo nei tre pasti della giornata anziché concentrarlo in uno solo, insieme ad attività fisica mirata al potenziamento muscolare.

Quando mangiare poco diventa un rischio
Nell’anziano il problema può essere anche quello opposto: l’obesità. Con l’avanzare dell’età il peso tende ad aumentare mentre diminuisce l’attività fisica e cresce soprattutto il grasso addominale. Il sovrappeso può rendere più difficile muoversi e contribuire alla perdita di autonomia.
Ma perdere peso, dopo una certa età, richiede maggiore attenzione. L’obiettivo non è semplicemente vedere scendere i chili sulla bilancia: bisogna ridurre il grasso senza perdere troppo muscolo, già naturalmente soggetto a diminuire con l’invecchiamento.
Il problema riguarda anche i nuovi farmaci contro l’obesità. Uno studio internazionale coordinato da Mauro Zamboni e John A. Batsis, dell’University of North Carolina at Chapel Hill, ha analizzato gli effetti di semaglutide e tirzepatide sulla composizione corporea.
I risultati mostrano una riduzione significativa del peso e del grasso viscerale, ma anche una perdita di massa muscolare. Negli anziani e nelle persone fragili diventa quindi importante controllare non soltanto quanto peso viene perso, ma anche quanta parte della perdita riguarda il muscolo.
Il peso in eccesso va quindi ridotto quando necessario, evitando però di accelerare quella perdita muscolare che aumenta con l’età.
La prevenzione comincia molto prima
Le indicazioni discusse al congresso non riguardano soltanto chi è già anziano. Buona parte di ciò che accade dopo i 70 anni si costruisce nei decenni precedenti.
Le indicazioni restano quelle note: ridurre sale, zuccheri semplici e carni rosse, aumentare cereali e alimenti integrali, privilegiare il modello della dieta mediterranea, ricco di frutta, verdura, pesce e olio d’oliva.
Anche il cervello risente dell’alimentazione. Patrizia Mecocci, ordinario di Geriatria all’Università di Perugia ed esperta di demenza senile, ha ricordato come numerosi studi epidemiologici abbiano associato un’alimentazione sana nel corso della vita a una riduzione del rischio di demenza in età avanzata.
Quando la demenza è già in corso, anche il modo in cui viene servito il cibo incide sull’alimentazione del paziente. Per una persona che fatica a usare le posate, per esempio, può essere utile ricorrere ad alimenti che possano essere mangiati con le mani. Familiari e caregiver devono quindi adattare i pasti alle capacità della persona.
Dopo i 65-70 anni non esiste però uno schema valido per tutti. La presenza contemporanea di diabete, malattie cardiovascolari, oncologiche, neurologiche o renali modifica i fabbisogni e richiede indicazioni specifiche. Ridurre semplicemente quello che si mangia, nell’anziano, può essere sbagliato quanto mangiare troppo.

