(di Francesca Romana Riello) Sessantatré dipendenti su 80 presenti in servizio avevano votato all’unanimità lo stato di agitazione. La UIL FP interviene ora sulla vertenza alla Camera di Commercio di Verona, sostenendo che non sia stato aperto un confronto né con il sindacato né con la RSU che hanno promosso la mobilitazione.
Al centro dello stato di agitazione ci sono organizzazione del lavoro, salario accessorio, sistema di valutazione, relazioni sindacali e la riduzione delle risorse economiche destinate al comparto.
La vicenda era arrivata nelle scorse settimane anche davanti alla Prefettura di Verona, nell’ambito della procedura di raffreddamento prevista per tentare di ricomporre il conflitto.
Secondo la ricostruzione della UIL FP, proprio in quella sede la Camera di Commercio avrebbe posto la revoca preventiva dello stato di agitazione come condizione per aprire il confronto.

Le condizioni per il confronto
La posizione della UIL FP è quella di aprire prima il tavolo con l’amministrazione e verificare quali margini esistano sui problemi sollevati dai dipendenti. Solo successivamente, sulla base dell’esito del confronto, il sindacato intende valutare con i lavoratori la sospensione o la revoca della mobilitazione.
Secondo la UIL, rinunciare preventivamente allo stato di agitazione significherebbe abbandonare lo strumento scelto dai lavoratori senza conoscere prima la disponibilità dell’amministrazione sulle questioni che hanno portato alla protesta.
La UIL FP riferisce inoltre di aver progressivamente ridotto le proprie richieste nel tentativo di riaprire il dialogo. Sempre secondo la ricostruzione dell’organizzazione sindacale, il confronto con la RSU e con la UIL FP non sarebbe stato avviato.
Il sindacato afferma invece di aver appreso della disponibilità dell’Ente a interloquire con altre organizzazioni sindacali, comprese sigle che non avevano aderito al percorso che ha portato allo stato di agitazione.
«Chiusura totale al confronto»
La UIL FP riferisce anche di una comunicazione inviata direttamente al personale dalla Camera di Commercio e sostiene di non aver ancora ricevuto una risposta formale alle questioni poste e alla richiesta di confronto.
«Prima viene chiesto ai lavoratori di revocare lo stato di agitazione senza che si sia ancora entrati nel merito delle possibili soluzioni, poi non si apre il confronto con chi ha formalmente rappresentato la vertenza», afferma Marco Bognin, segretario generale UIL FP Verona.
«A questo punto il problema non riguarda più soltanto i singoli temi della vertenza: riguarda il metodo. Un metodo che, a nostro giudizio, richiama una concezione delle relazioni sindacali di tipo padronale e che riteniamo difficilmente conciliabile con il ruolo e le responsabilità di una Pubblica Amministrazione».

La UIL: «Pronti a discutere subito»
La UIL FP dichiara di essere disponibile ad aprire subito il confronto su organizzazione del lavoro, salario accessorio, sistema di valutazione, risorse economiche e relazioni sindacali. La posizione espressa dall’organizzazione è di discutere prima le questioni sollevate e valutare successivamente, insieme ai lavoratori, l’eventuale chiusura dello stato di agitazione.
«La Camera di Commercio è una Pubblica Amministrazione e le relazioni sindacali non possono essere considerate una concessione discrezionale dell’Ente», prosegue Bognin. «Il confronto non può essere subordinato alla preventiva rinuncia dei lavoratori alla propria mobilitazione: deve essere, al contrario, lo strumento attraverso il quale verificare se esistono le condizioni per superarla».
Lo stato di agitazione, secondo quanto comunicato dalla UIL FP, resta quindi in corso. Sulle contestazioni e sulla ricostruzione dei rapporti sindacali fornita dalla UIL FP, la posizione della Camera di Commercio non è riportata nel comunicato del sindacato.

