(Antonella Traina) Sono in via di conclusione i maxi cantieri che per quasi 2 anni, hanno interessato lo storico quartiere di Veronetta. Un disagio che si assomma ai problemi della scarsa sicurezza della zona lamentati dagli abitanti e al forte spirito di riscatto culturale che caratterizza quest’area e i suoi residenti.
All’approssimarsi della chiusura dei cantieri e del ripristino della viabilità ordinaria, abbiamo condotto una micro inchiesta fra i residenti per raccoglierne le dichiarazioni e le impressioni. C’è da dire che le dichiarazioni degli abitanti del quartiere mostrano una netta spaccatura tra le preoccupazioni per la sicurezza e la vivibilità e un profondo attaccamento all’identità multietnica, giovane e universitaria della zona.

Le critiche riguardano essenzialmente la microcriminalità e lo spaccio insieme alla mancanza di controlli. Le costanti segnalazioni dei residenti storici relativi allo spaccio e al consumo, a cielo aperto, degli stupefacenti hanno spinto il Prefetto a estendere al quartiere le misure di zona rossa per allontanare i soggetti pericolosi. Poi, una parte dell’opinione pubblica locale chiede una presenza fissa delle forze dell’ordine, percependo, specie nelle ore serali, alcune aree come poco sicure.
In generale i residenti rifiutano l’etichetta di quartiere ghetto o Bronx di Verona, mentre sottolineano come la percentuale di residenti stranieri, storicamente sopra la media cittadina, rappresenti un esperimento di inclusione sociale riuscito, lontano dai vecchi stereotipi negativi.

La parola agli abitanti di Veronetta
Ma lasciamo la parola agli abitanti. C’è da spiegare però che nessuno degli interpellati, abitanti appunto e negozianti, ha voluto che venissero citate le proprie generalità, preferendo l’uso di nomi di fantasia o sigle.
“Da anni lamentiamo il degrado del nostro quartiere – dice Barbara Z. – Abbiamo preso anche delle iniziative come aprire gruppi whatsapp per rimanere in contatto fra di noi che abitiamo qui anche da generazioni e segnalarci le situazioni che non vanno. Tre anni fa abbiamo indetto una raccolta firme, prima del Covid abbiano inviato mail a sindaco, prefetto e polizia municipale. Abbiamo anche presentato un esposto alle autorità ma non ci siamo mai sentiti realmente considerati”.
“La zona rossa ? Arriva dopo anni e riguarda la zona fuori porta Vescovo mentre gli spacciatori noi li abbiamo qui, in piazza Santa Toscana e nei vicoli limitrofi che da lì si diramano. Ormai sono abituè, li conosciamo pe nome e loro conoscono noi. Spesso troviamo tossicodipendenti, anche settantenni e residenti fuori Verona, che si bucano sui gradini delle nostre abitazioni. Se si cerca di intervenire, io l’ho fatto, si viene minacciati. Tre anni fa c’è stata una maxi retata per arrestare i capi dello spaccio ma non crediamo sarà risolutiva “.
A parte lo spaccio risse e aggressioni sono all’ordine del giorno e non solo di notte
Una l’abbiamo documentata proprio noi in un nostro articolo a carico di un cittadino che camminava e aveva rifiutato soldi a un tizio che glieli aveva chiesti.
Gli abitanti di Veronetta si sono anche rivolti ad autorità e forze politiche per segnalare le varie criticità. “Abbiamo avuto diversi incontri, nel corso degli ultimi quattro anni, sia con l’assessora Zivelonghi che con Altamura, il comandante della polizia municipale,- dichiara Marco F, come al solito nome di fantasia– Ci hanno aggiornato di volta in volta ma, alla fine, senza che venissero presi provvedimenti reali per risolverla”.
“La mia famiglia vive da sempre qui. Mia madre, che ha 93 anni, è nata qui e, in parte, abitiamo ancora a Veronetta. Assistere allo sfacelo del nostro quartiere, uno dei più caratteristici di Verona, è molto duro da accettare. Certo non è colpa dell’amministrazione. Certe forme di degrado sono conseguenza di processi di immigrazione e avvengono in tutte le città, ma dispiace vedere che nessuno fa realmente nulla per porre rimedio ai problemi”.
Della stessa opinione, scarso interesse per la sicurezza dei cittadini, è anche Marco Z. che a Veronetta risiede da 20 anni. “Quando siamo venuti a vivere in questo quartiere eravamo molto felici. Un quartiere storico, multietnico, a due passi dall’università. Ci era sembrato di trovare l’omologo veronese di Brera. Invece, negli ultimi anni, soprattutto gli ultimi 2, abbiamo visto la zona trasformarsi in una sorta di banlieu francese”.
“Un contesto del genere non attrae commercianti e nemmeno turisti. La zona rossa riguarda la parte esterna di porta Vescovo, ma lo spaccio avviene qui, all’inizio delle vie San Nazaro e XX Settembre. Ci avevano fatto sprare in un controllo continuo, capillare, anche in un presidio fisso. Invece le forze dell’ordine passano, si fermano un po’, ma, una volta che non ci sono più i solti spacciatori, abituè dello spaccio che conosciamo tutti e sono pericolosi, riprendono le loro attività indisturbati”.

E poi ci sono i tossicodipendenti. “Un giorno ne ho trovato uno sulle scale di casa di mia madre, che abita in un vicoletto qui vicino. Si stava riscaldando l’eroina e aveva messo in bell’ordine tutti i suoi strumenti. Era un vicentino, venuto qui perché la roba era più conveniente. Si è pure scusato alle mie rimostranze e mi ha detto che avrebbe finito in fretta e poi se ne sarebbe andato lasciando tutto in ordine ! Siamo all’assurdo”.
Tutte le forze dell’ordine sono state interpellate dai residenti, dalla polizia, ai vigili urbani, ai carabinieri. Ma da nessuno di loro è arrivata una risposta precisa. Anzi. “A me è stato perfino risposto che la mancanza di un intervento radicale, che estirpi questo fenomeno, è voluto-, dice Carla Z. -Averli tutti qui farebbe comodo per tenerli sotto controllo”.
