Altro che tutela della biodiversità e dell’ecosistema!
(Lorenza Zanaboni*) Leggendo in dettaglio le proposte in discussione del cosiddetto “DDL caccia” o, meglio, “DDL sparatutto”, la prima fondamentale obiezione che si può sollevare è di natura giuridica e filosofica insieme.
La Costituzione
Infatti già all’art. 1 il nuovo testo afferma che la caccia “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”, sovvertendo una semplice considerazione in base alla quale una pratica in cui vengono uccisi migliaia di animali non può certo definirsi attività di salvaguardia ambientale.
Ricordiamo che la Costituzione, all’art. 9, mette tra i principi fondativi la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi ma anche dei singoli animali e che i diritti degli animali stessi hanno avuto un’evoluzione culturale e un conseguente adeguamento normativo, frutto di una diversa considerazione del loro diritto alla vita.
La caccia è tutt’altro che bioregolatrice
Far passare l’attività venatoria come regolatrice a supporto dell’ecosistema e dell’agricoltura, non è però solo un inaccettabile stravolgimento dell’etica e della logica ma anche un madornale errore pratico. Infatti i maggiori danni all’ambiente e all’agricoltura sono stati causati proprio da specie non autoctone ed importate dai cacciatori, che hanno stravolto alcuni equilibri ambientali, già minati in abbondanza da inquinamento e cementificazione.

È il caso, per fare alcuni esempi, dell’importazione di cinghiali e del silvilago, una piccola lepre, dall’estero, con conseguenze disastrose per ambiente e colture, oppure della reiterata immissione di lepri e fagiani che hanno alterato gli equilibri ambientali di molte zone.
Un secondo grossolano errore è quello di considerare la caccia in grado di limitare i danni all’agricoltura. Le specie ritenute più dannose, cioè gli ungulati e quindi non solo i cinghiali ma anche caprioli e cervi, sono già cacciabili dal 2005 per tutto l’anno, di giorno e di notte, ma questa scelta non è stata assolutamente in grado di risolvere alcunché.
La pratica venatoria, in sintesi, non solo non ha risolto i problemi che il nuovo disegno di legge vorrebbe affrontare, ma li ha di fatto aggravati.

Gli incidenti stradali
A giustificazione dell’accanimento, perché di questo si tratta, contro la fauna selvatica, viene agitato, tra gli altri, lo spauracchio degli incidenti stradali causati da animali selvatici. Analizzando i dati dell’ASAPS (Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale), la più autorevole struttura dedicata alla sicurezza sulle strade, presente in ogni sede della Polizia Stradale, risulta che gli incidenti, causati da animali sia selvatici che domestici, costituiscono lo 0,11% degli incidenti totali nel nostro Paese mentre, per fare un semplice paragone, quelli causati da distrazione, mancata precedenza e velocità eccessiva sono il 38% del totale. L’ASAPS non cita affatto gli animali tra i pericoli per la circolazione. Questi dati, da soli, mostrano dunque la assoluta pretestuosità di questo argomento.
Il lupo
Un capitolo a parte merita il lupo, che nelle nuove norme, se approvate, perderebbe lo status di specie tutelata. È una decisione molto grave, con la quale l’Italia va ben oltre le direttive europee, che pure permettono l’abbattimento degli animali solo in casi estremi, rendendo il lupo cacciabile sempre. Ma gli studi dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ed altri autorevoli pareri scientifici, nutrono grossi dubbi sul fatto che uccidere i lupi possa ridurre le perdite nel settore zootecnico mentre, viceversa, risultano efficaci misure incruente quali reti elettrificate, dissuasori acustici e visivi e la presenza del pastore. Una comunità evoluta coltiva la coesistenza rispettosa con questi e con gli altri animali e non ne favorisce l’uccisione.
Gli interessi della lobby dei cacciatori
Il DDL risulta poi un totale, ingiustificato e pericoloso regalo alla lobby dei cacciatori anche nel prevedere un aumento delle specie cacciabili nonché dei tempi e dei luoghi di attività venatoria. Molte specie escono dallo status protetto e potranno essere abbattute anche nel periodo di nidificazione e di migrazione, consentendo la caccia perfino nei pressi dei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie, atto di una crudeltà ed oscenità assolute. Sarà inoltre aumentato il periodo venatorio e consentita anche la caccia notturna. Il DDL prevede anche la possibilità di utilizzo dei visori notturni e del silenziatore e per questo faranno una gran festa tutti i bracconieri, finalmente agevolati nella loro attività immorale ed illegale.

L’arroganza venatoria si esprime altresì nell’estensione delle zone nelle quali sarà consentito cacciare, che includerà aree oggi protette, che dovranno addirittura essere ridotte per legge dalle Regioni, o che appartengono al demanio forestale e marittimo. Un pericolo insito in queste scelte è sicuramente l’aumentato rischio di incidenti, anche gravi, che possono coinvolgere i cittadini.
La crudeltà di un sanguinario passatempo

Uno degli aspetti meno comprensibili, anche perché espressamente vietato in tutta Europa, è la ripresa della cattura degli uccelli migratori, da usare per la crudelissima pratica dei richiami vivi. Gli uccelli vengono catturati ed imprigionati per tutta la vita in minuscole gabbie al fine di attrarre e fucilare i loro simili: questo sarebbe dunque il cacciatore cui viene riconosciuto il ruolo di difensore della biodiversità.
La totale deregolamentazione prevista da questo DDL è sancita anche dalla depenalizzazione della caccia in territorio non cacciabile e dal depotenziamento del ruolo dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che fino ad ora aveva guidato le scelte legislative in materia con le proprie competenze scientifiche.

In conclusione il testo in discussione è un’accozzaglia di norme che demoliscono l’attuale stato di tutela degli animali selvatici ad esclusivo beneficio del sanguinario passatempo dei cacciatori, in totale dispregio della volontà della stragrande maggioranza degli italiani, il 70% dei quali si era dichiarato contrario alla caccia secondo una rilevazione EURISPES del 2005 e che, al contrario, si vedrà imporre anche il danno economico derivante dall’apertura di una nuova procedura europea di infrazione ambientale per aspetti confliggenti le normative europee.
*Vicepresidente Nazionale LAV
