(di Francesca Romana Riello) Patrizia Pandolfo ha venticinque anni e il 14 luglio ha pubblicato per Giacovelli Editore il suo primo romanzo, Tutto questo finirà. Parla veloce, passa da un progetto all’altro: ha una magistrale da concludere, altri libri da scrivere e persino un’idea per il cinema. Un’energia difficile da conciliare, almeno all’inizio, con la bambina raccontata nelle pagine del libro.
È una storia che nasce da un’infanzia fatta di privazioni e dalla sensazione di essere rimasta troppo spesso ai margini dello sguardo degli adulti.
«Per molto tempo ho pensato che quello che mi era accaduto non fosse niente di particolare. Poi ho capito che non era così», racconta Patrizia. Da quella consapevolezza è nata la decisione di scrivere, per trasformare il passato invece di restarne prigioniera. «Ho capito che la mia storia non doveva essere soltanto la distruzione del mio passato, ma poteva diventare la costruzione del futuro di tante altre persone».
Scrivere, però, non è stato semplice. «Pensavo fosse molto più facile. Poi mi sono messa lì e ho iniziato a piangere». Ricordi che per anni aveva considerato parte della normalità e che, messi sulla pagina, hanno assunto un peso diverso.

«Scappa studiando»
C’è una frase che Patrizia non ha dimenticato. Aveva quattordici anni quando qualcuno le disse: «Scappa studiando». Poche parole che, racconta oggi, hanno contribuito a cambiare la sua traiettoria.
Perché per molto tempo la sensazione era stata un’altra: quella di non avere intorno persone capaci di vedere davvero ciò che avrebbe potuto diventare.
«Un bambino non può credere in se stesso se nessuno lo fa».
Patrizia racconta di essere cresciuta sentendosi spesso giudicata per quello che appariva: una bambina molto magra, con poche possibilità economiche, che a scuola non riusciva a esprimere quello che avrebbe potuto dare.
«Ma come potevo andare bene a scuola? Nessuno se lo è chiesto».
Il libro racconta anche questo: cosa succede quando un bambino viene osservato soltanto in superficie, senza che qualcuno provi a chiedersi che cosa ci sia dietro una difficoltà, un rendimento scolastico basso o un comportamento diverso da quello degli altri.
Per Patrizia Pandolfo il romanzo è anche una riflessione sul ruolo degli adulti e delle istituzioni. Sulla scuola, prima di tutto, ma anche sulla capacità di riconoscere le situazioni di fragilità prima che diventino qualcosa di più grande.
Non vuole trasformare il libro in un regolamento di conti. L’obiettivo, spiega, è soprattutto arrivare a chi può riconoscere qualcosa di sé in quelle pagine. «Vorrei che qualcuno potesse pensare: se ce l’ha fatta lei, allora posso farcela anch’io».

Patrizia, la bambina che nessuno vedeva
Oggi Patrizia Pandolfo si è laureata in Biologia all’Università di Messina, ha ottenuto borse di studio e sta completando il percorso magistrale. Sui social fa divulgazione scientifica, partendo spesso da ciò che normalmente suscita diffidenza: ratti domestici, chiocciole giganti, Marimo. Animali che difficilmente finiscono al centro dei contenuti più convenzionali e che lei ha scelto proprio perché spesso vittime di pregiudizi.
«Ho sempre guardato con ammirazione ciò che era diverso».
Studiando microbiologia ha iniziato a mettere in discussione alcune convinzioni date per scontate, soprattutto sui ratti e sulla trasmissione delle malattie. Poi ha portato quella curiosità sui social. La visibilità è cresciuta, sono arrivate partecipazioni a programmi televisivi nazionali e nuove opportunità professionali.
E forse non è casuale che oggi una parte del suo lavoro sia dedicata proprio a ciò che viene giudicato prima ancora di essere conosciuto. Da bambina, racconta, quella sensazione l’ha provata sulla propria pelle.
Anche l’interesse per la nutrizione ha una radice personale. Patrizia racconta di avere ancora oggi alcuni problemi di salute che mette in relazione con le privazioni alimentari vissute durante l’infanzia. Un’esperienza che l’ha spinta ad approfondire questi temi anche attraverso gli studi.

Una storia che guarda avanti
Tutto questo finirà è uscito da meno di due mesi e Patrizia racconta di essere rimasta sorpresa dall’accoglienza. Durante un recente firmacopie diverse persone l’hanno fermata per parlarle, chiederle una fotografia o raccontarle quanto si fossero riconosciute nella sua storia.
«Non pensavo che arrivasse così tanto alle persone».
Adesso ci saranno altre presentazioni, ma intanto Patrizia Pandolfo sta già pensando a quello che verrà dopo. Ha iniziato a lavorare a un fantasy, ha in mente un romanzo psicologico horror e vorrebbe esplorare anche il mondo del cinema.
Proprio Tutto questo finirà, racconta, potrebbe un giorno diventare un progetto cinematografico. Al centro ci sarebbe ancora quella bambina e una domanda che attraversa tutto il romanzo: come cresce un bambino che nessuno guarda?
A venticinque anni è difficile associare Patrizia soltanto alla storia dolorosa che racconta. È molto matura, determinata, curiosa e di progetti ne ha parecchi. Mentre parla passa dal prossimo libro alla magistrale, dai social al cinema.
«Ho continuamente idee. Non mi fermo».
Ed è forse questa la distanza più grande dalla bambina raccontata in Tutto questo finirà.

