(Claudio Beccalossi) Viale della Fiera, tra via Giovanni Scopoli e stradone Santa Lucia. Un’arteria, nel passato, frequentata come una propaggine consona dei vicini sede centrale e quartieri di Veronafiere, in viale del Lavoro 8, dalla valenza internazionale. 

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Viale della Fiera non è più un viale

Fino all’altro ieri il viale rispettava ancora il senso letterale del termine (il vocabolario Treccani definisce “viale” un’ampia via urbana o suburbana per lo più caratterizzata dalla presenza di alberi piantati lungo il suo percorso, spesso divisa in due, tre o più carreggiate mediante marciapiedi spartitraffico alberati e, a volte, sistemati a giardino ecc…)

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Mentre oggi, oltre a dover sopportare le conseguenze inquinanti (polveri e rumori) di rigenerazione urbana della vasta area confinante dell’ex Manifattura Tabacchi (lavori di scavo, contenimento, demolizione, restauro ed edili iniziati il 15 aprile 2026 e che dovrebbero concludersi il prossimo 31 dicembre), ha pure a che fare con il solito malessere d’abbandono istituzionale

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Il marciapiede che costeggia la superficie interessata dalla riqualificazione è ampiamente invaso da erbacce e, soprattutto, dal fogliame di esuberanti alberi presenti aldilà del muro di recinzione, costringendo i pedoni a fare gincane davanti agli ostacoli verdi. 

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Persistono poi (e rimarranno probabilmente così fino al termine del riassetto generale) le saracinesche di esercizi ed attività, chiuse da anni, imbrattate ed oggetto di vandalismi, i disegnacci sui muri (ormai elementi fissi negativi dell’asset cittadino), centraline scarabocchiate, rifiuti abbandonati dove fa più comodo. 

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Si tratta del pessimo spettacolo globale d’un tratto precipitato nel degrado e nel tempo sospeso della riconversione. In un palese senso del distacco amministrativo locale rispetto alla realtà terra terra della quotidianità altrui.

Tutto si dipana sotto la dominante torre delle telecomunicazioni (alta 102 m) che grava in via Gaetano Pellegrini (all’angolo tra via Giovanni Scopoli e lo stesso viale della Fiera). Nella specifica graduatoria top ten delle strutture tecnologiche ed architettoniche nel Veronese non soggette a residenza, figura al secondo posto dopo la torre di trasmissione (o torre di telecomunicazioni) Telecom in località Frugose, a San Michele Extra (148 m d’altezza). 

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Ed andrebbero rivalutati e protetti, perché coinvolti loro malgrado nella ristrutturazione in atto nella superficie che fu della Manifattura Tabacchi, i ruderi superstiti (e dimenticati se non sconosciuti) del Forte Porta Nuova (d’epoca asburgica, originariamente denominato Werk Clam), sorto tra il 1848 ed il 1850, finito nel 1859 col muro distaccato alla Carnot e tre caponiere.

Elemento del sistema difensivo austriaco scaligero (del primo campo trincerato di pianura), edificato tra il 1848 ed il 1856, si realizzò sotto il controllo del direttore dell’Imperiale Regio Ufficio delle Fortificazioni di Verona (Genio di Verona, Genie Direction Verona), l’ingegnere e maggior generale Conrad/Konrad Petrasch (Vienna, 27 novembre 1807 – Klosterbruck, oggi Louka, quartiere della città di Znojmo, nella Moravia Meridionale, Repubblica Ceca, 18 agosto 1863).

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 Dotato di 14 bocche da fuoco e con un presidio in guerra di 70 uomini, il forte venne dedicato al conte Eduard Clam-Gallas (Praga, 14 marzo 1805 – Vienna, 17 marzo 1891), feldmaresciallo luogotenente, già agli ordini del feldmaresciallo conte Josef Radetzky di Radetz (Trebnitz, ora Sedlčany, distretto di Přibram, in Boemia Centrale, Repubblica Ceca, 2 novembre 1766 – Milano, 5 gennaio 1858), governatore del Lombardo-Veneto, nel corso della campagna 1848-1849. Combatté contro i piemontesi nelle prime due guerre d’indipendenza italiane.

La struttura militare asburgica venne demolita dopo la 1ª guerra mondiale e quei resti all’interno dell’estensione in ammodernamento probabilmente costituiscono l’unico rimasuglio di memoria concreta. Assolutamente da salvaguardare…

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