(Angelo Paratico) Una donna, picchiata nel suo garage e poi legata e gettata nel baule della macchina del suo ex fidanzato. Lei ha cercato di chiedere aiuto con il telefonino ma la Polstrada ha intercettato l’uomo quando era già troppo tardi.

Federico Vella, 36 anni, fiorentino, ha teso un agguato all’ex compagna Lorena Isceri, 45 anni, originaria di Lecce ma da tempo residente nel capoluogo toscano, dove lavorava come dirigente d’azienda con incarichi per il nord Italia. Nei giorni precedenti all’omicidio l’aveva perseguitata con telefonate e le aveva chiesto di tornare con lui, ma davanti al suo fermo rifiuto l’ha sorpresa nel box di casa, sequestrata e poi si è messo al volante per imboccare l’autostrada.

Nel portabagagli, tuttavia, Vella aveva lasciato il proprio zaino contenente lo smartphone. La donna è riuscita a recuperarlo e ha lanciato una disperata richiesta di aiuto, chiamando il 112 prima che l’aggressore si accorgesse della telefonata, fermasse il mezzo e le strappasse di mano il cellulare. L’allarme ha immediatamente fatto scattare le ricerche della questura di Firenze: una pattuglia della polizia stradale di Pian del Voglio è riuscita a intercettare l’auto lungo l’A1 Panoramica, all’altezza del viadotto Lora a Barberino di Mugello, vicino allo snodo per la Direttissima.

All’arrivo degli agenti, la situazione è drammaticamente precipitata. Vella si trovava già in bilico sulla protezione del ponte; dopo aver urlato frasi sconnesse verso i poliziotti che tentavano di farlo desistere (quest’uomo era chiaramente pazzo) si è lanciato anche lui nel vuoto. Sul terreno sottostante i soccorritori hanno rinvenuto il corpo senza vita dell’uomo e, poco distante, la salma della povera Lorena Isceri. L’autopsia disposta dalla procura dovrà chiarire se la 45enne fosse già priva di vita prima della caduta.

Televisioni e giornali hanno cominciato a parlare dell’ennesimo femminicidio e della necessità di stabilire regole di allontanamento più severe. In realtà l’assassino-suicida era già in cura per problemi psichiatrici e dunque la miglior cosa per difendere queste persone sarebbe quella di riaprire nuovamente dei manicomi criminali, dentro ai quali rinchiudere pazienti come il Vella. Speriamo che il governo metta un freno alla Legge Basaglia, la numero 180 del 1978, che chiuse i manicomi. Il Vella potrebbe soffrire di un disturbo schizoide della personalità, dunque dovuto a lesioni del cervello, e non a influenze sociali.

Una legge fortemente voluta dal PCI

Di questa legge Basaglia la sinistra italiana mena gran vanto, asserendo che siamo stati il primo Paese al mondo ad averlo fatto in maniera tanto radicale. L’eliminazione delle istituzioni psichiatriche (viste come un retaggio fascista, anche se esistevano da tempo immemorabile) divenne una piattaforma del Partito Comunista Italiano durante gli anni Settanta, un partito al quale Basaglia apparteneva.

Mario Tobino 1962
Mario Tobino

Ricordiamo che l’ex psichiatra e scrittore Mario Tobino scrisse un bellissimo libro intitolato Gli ultimi giorni di Magliano nel 1982. Mario Tobino racconta i disastri che questa riforma causò, suicidi, disperazione da parte di ex degenti e dei loro familiari. Gli effetti disastrosi della fuoriuscita dei pazienti dai manicomi sono stati descritti anche da Guido Ceronetti nel suo Un viaggio in Italia (1981-83).

Ricorda la nipote di Mario Tobino, Isabella Tobino: «Mio zio si oppose alla dottrina di Franco Basaglia, con il quale, sembra un paradosso, era amico, e ciò gli costò molto perché in quegli anni il problema del disagio mentale e dei manicomi fu estremamente politicizzato. Lo zio fu strumentalizzato contro la sua volontà, fu accusato di essere un conservatore, addirittura un reazionario Ma come?! diceva, sono stato un partigiano, ho partecipato al movimento di liberazione, non sono mai stato un uomo di partito e mi attaccano politicamente perché dico no alla chiusura dei manicomi? E così fu emarginato dalla Sinistra dell’epoca…».

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Basaglia

Chi fu Franco Basaglia

Franco Basaglia, veneziano, fu un uomo di sinistra che si rifaceva a Wolfgang Huber, psichiatra della clinica psichiatrica dell’Università di Heidelberg dal 1964. Nel 1970 Huber fondò il collettivo socialista dei pazienti psichiatrici, noto anche come Fronte dei Pazienti, da un gruppo terapeutico che comprendeva sia studenti che pazienti. La terapia di gruppo divenne un elemento significativo nella “Nuova Sinistra” importata dagli Stati Uniti. Quando l’amministrazione dell’Università tentò di rimuovere Huber, i suoi pazienti organizzarono il Collettivo dei Pazienti Socialisti (SPK), protestarono e occuparono gli uffici dell’amministrazione ospedaliera fino a quando l’università non cedette. Lo slogan del SPK era: “Trasformare la malattia in un’arma”. La SPK ha sostenuto la malattia come un attributo positivo nello sviluppo umano. Franco Basaglia, come Huber e altri, considerava le istituzioni sociali come la causa della malattia mentale e affermava che la psichiatria era un meccanismo di controllo creato dalle classi dominanti. Mentre Tobino sosteneva che questi nuovi psichiatri non conoscevano il volto terrificante della follia perché erano arrivati dopo che divennero d’uso comune gli psicofarmaci, capaci di nascondere temporaneamente i sintomi degli schizofrenici.