(Angelo Paratico) Mercoledì 2 settembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, il progetto di legge d’iniziativa popolare che disciplina le procedure per le richieste d’accesso al suicidio medicalmente assistito. Questa è una pratica che va prendendo sempre più piede nei “paesi avanzati” come Olanda e Canada, pur essendo inaccettabile per un vero cristiano. Ma emettere giudizi netti su questo va al di là delle mie conoscenze, anche se vorrei solo riportare alcuni spunti presi dalla storia antica e contemporanea per illustrare questo problema.

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Eutanasia: i precedenti storici

Eutanasia è una parola antichissima che indica la “bella morte”. Nella Bibbia viene citato il caso di un suicidio assistito, quello di Saul: un soldato uccide Saul su sua richiesta, ma David in seguito condanna quel soldato a morte per omicidio (Samuele 1,6-10). Nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.) si legge: “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”.

Plinio il Vecchio scriveva che tre tipi di male danno il diritto di ricorrere all’Eutanasia: calcoli alla vescica, un forte dolore allo stomaco, la nevralgia al capo. Oggi la medicina riesce a ovviare a questi mali.  Valerio Massimo scrive che a Marsiglia si teneva da parte della cicuta a disposizione del pubblico che desiderasse farne uso, una delle giustificazioni era anche l’eccesso di felicità. Un tale Diagora ebbe i tre figli vincitori alle Olimpiadi e uno spartano gli consigliò di morire perché non sarebbe mai più stato tanto felice. In Sardegna esistevano alcune vecchie dette acabadora che aiutavano chi agonizzava senza riuscire a morire, lo spedivano all’altro mondo usando un martelletto, un po’ come si fa con i maiali.  

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Fu un medico spiantato come Guillotin costruì la ghigliottina per dare l’eutanasia ai condannati a morte e poi disse: “Io, purtroppo, ho studiato medicina per dare la morte!”. Nei primi anni del secolo scorso in Francia si ebbero vari casi celebri di donne che uccisero la madre o il marito perché malati in maniera terminale, Stanislawa Uminska, Riccardo Corbett, Regina Rouzot e via dicendo. In tutti i casi gli assassini vennero mandati liberi per via delle loro “uccisioni pietose” e non alla ghigliottina, riconoscendo l’umanità del loro gesto.  Questo causò un aumento dei casi.

Nel 1799, a Giaffa, in Egitto, Napoleone chiese al medico Desgenettes di dare dell’oppio ai soldati malati e feriti, ma il medico rifiutò. Pasteur applicò l’eutanasia ai malati di rabbia e se ne pentì sino alla fine dei suoi giorni. Nel codice penale sovietico veniva concesso al medico di terminare le cure del malato inguaribile.

Nietzsche scrisse nel Crepuscolo degli Idoli che: “Il malato è un parassita della società. Giunto a un certo punto è sconveniente vivere più a lungo. L’ostinazione a voler vegetare vilmente, schiavo dei medici e delle esperienze mediche, dopo aver perduto il senso della vita e il diritto alla vita, dovrebbe esser profondamente disprezzata dalla società”. Fra le tribù germaniche venivano soppressi tutti coloro che erano un peso per la tribù.

Durante l’ultima guerra in Germania i malati gravi tedeschi nei manicomi e negli ospedali vennero sterminati. Questo lo racconta Conrad Goroeber, vescovo di Friburgo. Nel 1941 venne presentato a Venezia alla IX Mostra Internazionale del Cinema un orrendo film tedesco intitolato “Ich klage an” ovvero: Io accuso, nel quale si promuoveva l’eutanasia.

Nella cattolicissima Italia ci furono sempre grandi resistenze all’Eutanasia e un illustre predecessore di Cappato, fondatore della società Luca Coscioni, fu addirittura Alfred Nobel, l’inventore della dinamite e del Premio Nobel che tentò di creare in Italia, a Roma e Milano, dei laboratori dove ci si poteva far gassare liberamente, usando una miscela gassosa, letale e indolore. Pare che Francesco Crispi seppe di questo progetto e ci mise il veto. Altri legislatori negli anni ’20 tentarono di passare una legge che permettesse l’eutanasia, come Crispigno e G. Del Vecchio, ma non ci riuscirono, anche se riuscirono a introdurre delle attenuanti nel Codice penale, all’articolo 579.

I pericoli

L’intrinseca pericolosità di una legge sull’eutanasia sta nel fatto che non sarebbe una regola ma un’eccezione che diventa regola a seconda delle circostanze. Non è mai facile giudicare se una malattia è davvero finale, i medici sbagliano e il nostro corpo ha la possibilità di compiere miracoli. Il darwinismo produsse mostri e l’eugenetica, propagandata da Alex Munthe, Galton, Bell e tanti altri ricchi illuminati. Un falso umanitarismo come quello di Rousseau ha portato all’eutanasia e lo stato hegeliano ha portato all’esecuzione dei minorati. Con le cure palliative non serve l’Eutanasia, e non bisognerebbe mai dire ai malati il vero stato della loro salute, meglio mantenerli nell’ignoranza. Victor Hugo scrisse che Dio ci ha fatto due grandi regali, la speranza e l’ignoranza. La seconda è la migliore

Si sono già avuti molti casi di persone, anche giovani, che si sono convinte all’Eutanasia per poi tentare di opporsi all’ultimo minuto, ma senza successo. Viene alla mente una vecchia favola che racconta di un contadino che tornava a casa portando sulla schiena una pesante fascina di legna da ardere. Questa gli sfuggì e cadde a terra, lui esasperato gridò che era vecchio e stanco, perché non posso morire. Si volse e scorse un uomo vestito di nero e dal viso pallido accanto a lui, che gli chiese: “Mi hai chiamato?”. Il contadino gli disse di sì, per essere aiutato a rimettersi la fascina in spalla.