(di Francesca Romana Riello) Cento euro al mese, ma il debito resta: il 29 aprile una consumatrice veronese ha firmato con un centro di medicina estetica un contratto da 2.400 euro, da pagare in 24 rate mensili da 100 euro. Pochi giorni dopo ha cambiato idea: l’8 maggio ha inviato una Pec per comunicare il recesso, prima ancora di aver iniziato un solo trattamento.
Le richieste di pagamento delle rate, però, hanno continuato ad arrivare.
Il credito era già stato ceduto
Il contratto non prevedeva soltanto la prenotazione di alcune prestazioni da saldare a rate. Includeva una dilazione del prezzo concessa dal centro e la cessione di quel credito a un istituto bancario, che si trovava così a incassare le 24 rate al posto del centro stesso.
Quando la cliente ha comunicato di voler rinunciare, la cessione era già avvenuta. Non aver iniziato i trattamenti non bastava quindi a bloccare il meccanismo dei pagamenti, così come smettere di versare le rate non sarebbe stato privo di conseguenze.

Cento euro al mese, ma il debito resta
Il contratto prevedeva una penale del 10 per cento su ogni rata non pagata. Dopo tre mancati versamenti, il centro poteva far decadere la rateizzazione e chiedere subito l’intero importo residuo. La documentazione citava inoltre solleciti, attività di recupero crediti ed eventuali segnalazioni ai sistemi di affidabilità creditizia.
La donna rischiava così di pagare un percorso estetico mai iniziato, oltre a penali e richieste sulle rate rimaste insolute. Si è allora rivolta a Consumatori24, che ha esaminato il contratto e lo scambio di corrispondenza fino a quel momento.
L’associazione è intervenuta sia presso il centro sia presso la banca a cui era stato ceduto il credito, contestando la posizione e chiedendo l’annullamento dell’obbligazione. Il centro ha restituito alla banca la somma ricevuta con la cessione e l’istituto ha comunicato che la cessione non aveva più efficacia: nulla era più dovuto dalla consumatrice.

Nessun altro addebito
Chiusa la pratica, la donna non ha più ricevuto addebiti né richieste di pagamento. Sono cessate anche le telefonate, le email e i messaggi legati al recupero delle rate.
Il caso richiama l’attenzione su un aspetto delle formule rateizzate che non sempre viene considerato fino in fondo: non conta soltanto l’importo della singola rata, ma l’impegno complessivo assunto con la firma e le condizioni previste in caso di recesso. In questo caso, dietro i cento euro mensili c’era un contratto da 2.400 euro e un credito che nel frattempo era già passato dal centro a una banca.

