(Francesca Romana Riello) Natalità, in Italia sempre meno bambini:nel 2025 appena 355mila nascite, il 38% in meno rispetto al 2008. La fecondità scende a 1,14 figli per donna e il primo figlio arriva in media a 32 anni. Anche il Veneto registra un calo, mentre i primi dati del 2026 confermano la tendenza negativa.
Nel 2025 in Italia sono nati 355.772 bambini, oltre 14mila in meno rispetto all’anno precedente. È il nuovo minimo storico. Nel 2008 le nascite erano state 576.659: in diciassette anni il Paese ha perso oltre 220mila nuovi nati, con una diminuzione del 38,3%. Lo certifica il rapporto Istat sulla natalità pubblicato il 21 ottobre, che conferma una tendenza ormai consolidata.
Il 2026 non sta andando meglio. Tra gennaio e luglio i nuovi nati sono stati 196.864, circa duemila in meno rispetto agli stessi mesi del 2025. La diminuzione rallenta, attestandosi all’1,1%, ma non si ferma.
Il primo figlio arriva sempre più tardi
La fecondità è scesa a 1,14 figli per donna, rispetto agli 1,18 del 2024. Per garantire il ricambio generazionale, senza l’apporto delle migrazioni, servirebbe arrivare a 2,1.
Calano sia i primi che i secondi figli. Nel 2025 i primogeniti sono stati 174.842, il 3,7% in meno rispetto all’anno precedente. I secondi figli sono scesi a 127.479 (-4,8%). Per molte coppie la difficoltà riguarda già la possibilità di avere il primo bambino, prima ancora di pensare ad allargare la famiglia.
Le donne diventano madri per la prima volta in media a 32 anni, quasi quattro più tardi rispetto al 1995. Considerando tutti i parti, l’età media sale a 32,7 anni.
Rimandare la maternità significa avere meno tempo a disposizione per eventuali altri figli. Le ragioni sono diverse e comprendono sia le scelte personali sia le condizioni economiche e sociali. L’Istat richiama alla denatalità, l’instabilità lavorativa, le difficoltà di accesso alla casa, il prolungamento degli studi e gli ostacoli che le famiglie incontrano nel conciliare lavoro e cura dei bambini.
Meno nascite anche per il calo dei potenziali genitori
C’è poi un fattore demografico che rende difficile invertire la tendenza. Le donne oggi tra i 30 e i 40 anni appartengono a generazioni nate quando la fecondità italiana aveva già cominciato a diminuire. Sono quindi meno numerose rispetto a quelle che le hanno precedute.
Anche se il numero medio di figli per donna tornasse a salire, nel breve periodo le nascite potrebbero continuare a risentire della riduzione delle potenziali madri.
Il cambiamento emerge anche dal confronto tra generazioni. Tra le donne nate nel 1947, circa una su dieci è arrivata alla fine dell’età fertile senza figli. Per quelle nate nel 1976 la quota sale al 23%, quasi una su quattro.

In Veneto quasi 30mila nati nel 2024
Anche il Veneto segue questa tendenza. Secondo l’Ufficio di Statistica regionale, nel 2024 sono nati 29.969 bambini, l’1,5% in meno rispetto al 2023. Nello stesso anno i decessi sono stati 50.474, con un saldo naturale negativo di oltre 20mila persone.
Dal 2008 le nascite in regione sono diminuite del 38,4%. Nel 2024 la fecondità era di 1,20 figli per donna e l’età media alla nascita del primo figlio di 31,8 anni. Gli uomini diventavano padri per la prima volta in media a 35,8 anni.
Tra il 2008 e il 2024 le donne venete in età fertile sono diminuite del 18,4%. Un dato che contribuisce a spiegare perché le nascite continuino a scendere anche in una regione con livelli di occupazione e sviluppo economico superiori alla media nazionale.

Le conseguenze per scuole e sanità
La diminuzione delle nascite avrà conseguenze sull’organizzazione dei servizi pubblici. Meno bambini significano, negli anni successivi, meno iscritti agli asili e alle scuole, con la necessità di adeguare strutture e personale alla popolazione che cambia.
In sanità il fenomeno riguarda la distribuzione dei punti nascita e l’assistenza pediatrica. Allo stesso tempo, l’aumento della popolazione anziana richiede maggiori risorse per le cure e l’assistenza a lungo termine.
Le conseguenze interesseranno anche il mercato del lavoro. Le generazioni che nei prossimi anni raggiungeranno l’età lavorativa saranno meno numerose di quelle che andranno in pensione. Un cambiamento che inciderà sulla disponibilità di lavoratori e sul rapporto tra occupati e pensionati.
Nel 2025 in Italia sono nati appena sei bambini ogni mille abitanti, contro i 9,7 del 2008. I primi sette mesi del 2026 confermano che il calo prosegue. E il numero sempre più ridotto di donne in età fertile rende difficile recuperare, anche nell’ipotesi di un aumento della fecondità, le nascite perdute negli ultimi diciassette anni.

