Si chiude la 3ª edizione della rassegna “Pace, volto dell’umano”. In programma anche alcuni appuntamenti fuori rassegna, il primo il 21 novembre a Bovolone
«La pace comincia quando qualcuno fa vuoto dentro di sé per lasciar essere l’altro, incontrarlo nella sua storia reale e non immaginaria». Con queste parole il vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, ha concluso domenica 25 ottobre la terza edizione di “Poeti sociali”, la rassegna che dal 21 al 25 ottobre ha animato la città con incontri, testimonianze, musica e momenti di riflessione sul tema “Pace, volto dell’umano”.
Un’edizione che, secondo Pompili, ha rappresentato una vera e propria «vacanza dall’indifferenza», capace di mettere in relazione persone, linguaggi e luoghi differenti in un contesto internazionale segnato da conflitti e divisioni. «Il vuoto di questi giorni ha avuto dei volti che sono apparsi in maniera ancora più provocante», ha sottolineato il vescovo, ricordando in particolare la testimonianza della sorella di un sacerdote ucciso da due terroristi e della madre di uno dei responsabili, protagoniste di un incontro nella chiesa di San Bernardino.
Tra le esperienze richiamate anche quella dei monaci di Tibhirine, raccontati attraverso la mostra fotografica Chiamati due volte. I martiri d’Algeria e le testimonianze del monaco trappista padre Thomas Georgeon e della veronese Umberta Fabris, che ha vissuto in Algeria con il Movimento dei Focolari durante gli anni del cosiddetto decennio nero.
Il terzo volto indicato da Pompili è stato quello dei giovani che hanno partecipato alla rassegna come volontari, protagonisti di Escogito o spettatori. «Li abbiamo visti. Hanno sogni, e hanno competenze», ha affermato, sottolineando l’importanza di offrire alle nuove generazioni occasioni di partecipazione e di impegno.

Nel bilancio della manifestazione spazio anche al valore delle parole, della poesia, della musica e dell’ascolto. Dalla meditazione sonora in Cattedrale alla Parola di Dio, dal Cantico di Francesco alle riflessioni su medicina, teologie cristiane e musulmane e intelligenza artificiale, la rassegna ha cercato percorsi capaci di sostenere concretamente le scelte di pace e giustizia. Un impegno riconosciuto anche attraverso il Premio Poeta Sociale “Per il Bene Comune”, assegnato venerdì sera a chi opera quotidianamente per la collettività.
Nel ringraziare il Comitato scientifico, il direttore artistico Daniele Rocchetti, la Fondazione Toniolo, i sostenitori, le istituzioni e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa, il vescovo ha rilanciato il messaggio che accompagna la manifestazione: «Nel volto dell’altro e dell’altra è custodita la nostra pace». Una pace da costruire attraverso «una nuova e più ostinata mitezza», per immaginare un’umanità diversa da quella disegnata dai poteri e dalle contrapposizioni del presente.
In attesa della quarta edizione, “Poeti sociali” proseguirà con alcuni appuntamenti fuori rassegna sul territorio. Il primo, organizzato in collaborazione con Follie Culturali, sarà “Still I Rise. Quando la scuola ti cambia la vita”, in programma sabato 21 novembre alle 21 nella parrocchia di Bovolone. Ospite Fatima Burhan Mohamed, tra le responsabili di Still I Rise, organizzazione umanitaria italiana nata nel 2018 per garantire un’istruzione di eccellenza ai bambini rifugiati e vulnerabili. Al centro della serata la sua testimonianza sui diritti umani, le disuguaglianze globali, lo sfruttamento del lavoro e delle risorse e le conseguenze delle crisi sulle comunità più fragili.
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