A Villa Santa Chiara il confronto tra specialisti sul neurosviluppo lungo tutto l’arco della vita. La collaborazione tra scuola, famiglie e medici può prevenire complicanze e migliorare la qualità della vita

Riconoscere precocemente i disturbi del neurosviluppo e costruire attorno alla persona una rete di sostegno che coinvolga famiglia, scuola, medici di base e specialisti. È la strada indicata dalla Casa di Cura Villa Santa Chiara di Quinto, che ha ospitato il convegno «Adhd e disturbi dello spettro autistico – Dalla diagnosi alla cura, dall’età evolutiva all’età adulta», dedicato alle possibilità di diagnosi e trattamento lungo tutto il percorso di vita.

L’iniziativa ha riunito medici, psicologi ed educatori, con gli interventi di Andreas Conca, direttore del servizio psichiatrico dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, e Gabriele Masi, direttore di Psichiatria e psicofarmacologia dell’età evolutiva all’Irccs Fondazione Stella Maris in Toscana. A coordinare scientificamente l’incontro è stato Marco Bortolomasi, coordinatore dell’attività clinica e organizzativa dei reparti di Villa Santa Chiara.

Il punto di partenza è la necessità di superare una visione dei disturbi del neurosviluppo limitata all’infanzia. «Accompagnano la persona lungo tutta la vita, cambiando forma e bisogni di cura, sebbene il sistema dei servizi continui spesso a leggerli come questioni della sola infanzia», osserva Bortolomasi.

Una diagnosi tempestiva può incidere sul futuro, aiutando a contenere le difficoltà psicologiche e relazionali che, in assenza di un adeguato supporto, rischiano di aggravarsi. «Se curo bene l’Adhd di un bambino o adolescente ne riduco, ad esempio, i sentimenti di insicurezza e inadeguatezza o comportamenti di disattenzione e isolamento che possono portare a loro volta a comportamenti aggressivi o anche a tentativi di suicidio», spiega il coordinatore. Un intervento appropriato può contribuire anche a prevenire disturbi dell’umore e dipendenze nell’età adulta.

Il ruolo di famiglie e insegnanti

Nel corso del convegno, Conca ha approfondito il tema dell’Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, nel passaggio dall’infanzia all’età adulta. Nei più giovani, ha sottolineato, genitori e insegnanti svolgono un ruolo decisivo nell’individuare segnali che non devono essere liquidati come semplice vivacità o mancanza di attenzione.

Dietro alcuni comportamenti possono infatti nascondersi sofferenza, senso di diversità e difficoltà nelle relazioni con i coetanei, talvolta aggravate da episodi di bullismo. «Se nei bambini l’Adhd non viene riconosciuta, la situazione può peggiorare nel tempo e possono insorgere altri disturbi, come la depressione, il disturbo bipolare, l’uso di sostanze, fino ad arrivare anche a fenomeni di suicidio», avverte Conca.

Intercettare il disturbo e intervenire con gli strumenti disponibili significa quindi offrire nuove possibilità ai bambini, agli adolescenti e alle loro famiglie. La diagnosi, tuttavia, non è meno importante in età adulta, quando l’Adhd può rimanere a lungo inosservata e manifestarsi attraverso ansia, depressione, difficoltà nelle relazioni o problemi nella gestione della quotidianità.

In questi casi, osserva Conca, è importante valutare se tali difficoltà possano essere collegate a un disturbo del neurosviluppo non ancora riconosciuto. Una diagnosi corretta consente di impostare un percorso di cura più adeguato alle esigenze della persona.

Autismo, intervenire nelle diverse fasi della vita

Il tema dello spettro autistico è stato affrontato da Gabriele Masi, che ha posto l’attenzione sul riconoscimento precoce e sulla presa in carico. Un criterio importante per distinguere una condizione fisiologica da una situazione che richiede un intervento riguarda l’impatto sulla vita quotidiana.

«Se vogliamo stabilire un confine tra una situazione normale e una patologica è quando tale situazione interferisce con la vita quotidiana della persona, impedendole di fare quello che vorrebbe, potrebbe e saprebbe fare», ha spiegato Masi.

La risposta, ha aggiunto, deve essere costruita sulle necessità individuali e può comprendere interventi psicoeducativi, psicoterapeutici, familiari e ambientali, ricorrendo quando necessario anche ai farmaci. L’obiettivo è sostenere lo sviluppo e favorire il raggiungimento delle potenzialità della persona nelle diverse fasi della vita.

Una rete contro stigma e dipendenze

Per Bortolomasi, la collaborazione tra i diversi soggetti che accompagnano la persona è essenziale per condividere informazioni sulla sua storia, sulle difficoltà e sulle esigenze di cura. In questo percorso, la famiglia rappresenta un riferimento importante, insieme alla scuola e ai professionisti sanitari.

Il coordinatore ha inoltre evidenziato come l’aumento delle diagnosi di Adhd, tra bambini e adulti, non indichi necessariamente una crescita del disturbo, ma anche una maggiore consapevolezza e la disponibilità di criteri diagnostici più sensibili. Riconoscere prima le difficoltà permette di sostenere lo sviluppo e di offrire risposte adeguate anche quando la diagnosi arriva dopo i 18 anni.

Un altro nodo riguarda il ricorso alle sostanze stupefacenti da parte di alcuni giovani per cercare sollievo da ansia, stress, depressione o problemi di attenzione. Informare lo specialista su queste situazioni è fondamentale per individuare un trattamento sicuro e appropriato.

Resta infine da superare lo stigma che ancora accompagna il ricorso allo psicologo e lo scetticismo nei confronti delle terapie farmacologiche. «I farmaci non sostituiscono gli altri interventi ma, riducendo l’impatto dei sintomi, possono far sì che la persona utilizzi meglio le proprie risorse nella vita», sottolinea Bortolomasi.

Il messaggio emerso dall’incontro di Villa Santa Chiara è dunque la necessità di una presa in carico continuativa, capace di unire competenze diverse e di adattarsi ai bisogni della persona. Perché una diagnosi tempestiva, accompagnata da un percorso di cura personalizzato, può migliorare il presente e contribuire a costruire un futuro con meno ostacoli.

Da sx. Masi Bortolomasi