L’iniziativa di 11 sindaci dell’est della provincia di Venezia che vogliono passare con il Friuli ripropone la questione autonomia.

(paolo danieli) Sono passati quasi 10 anni dal referendum del 2017 con cui poco meno del 99% chiedeva quell’autonomia che molto lentamente ha fatto dei passi avanti, ma che non è ancora realizzata. E quand’anche lo fosse, non è precisamente quella che vogliono i Veneti.

E allora non ci si può meravigliare che, sfruttando le leggi che lo consentono, dei sindaci che più risentono della vicinanza della regione a statuto speciale, chiedano l’annessione al Friuli-Venezia Giulia appunto.

L’autonomia, quella vera, non ce la vogliono dare

Ma questa è solo una parte del problema autonomia che torna a galla. Ottenuta tardi e annacquata dalla Lega, come riconoscimento del suo apporto alla vittoria del centrodestra del 2022, fosse stato per gli alleati, avrebbe fatto la fine delle altre leggi di stampo federalista con resistenze non solo da sinistra ma anche da destra.

Lo sa bene chi scrive. Fin dagli anni ’80, eretico, fra i primi se non primo, mi ero battuto affinché il mio partito, prima il Msi, poi Alleanza Nazionale, sostenesse la riforma federale. Dai e dai, determinante il diktat di Bossi agli alleati, nel 2006 venne approvata la riforma federale passata sotto il nome di Devolution. Una riforma l’acqua di rose, che comunque trasferiva alle regioni tutta una serie di competenze. Ma fu tutto inutile. Nel giro di qualche mese venne indetto, complici anche personaggi della destra, un referendum abrogativo che l’annullò. 

veneto

E siamo arrivati ai giorni nostri.

Non c’è niente da fare: l’autonomia, quella vera, ai Veneti, non la vogliono dare. Solo un contentino. Ma più tardi possibile.

L’autonomia speciale, come altre 5 regioni

Allora, come avevo intuito, ancora prima della debacle del 2006, che bisogna accontentarsi dell’autonomia speciale. Ed avevo anche presentato un disegno di legge per aggiungere la parola “Veneto” all’articolo 116 della Costituzione che la riconosce al Trentino-Alto Adige, alla Valle d’Aosta, alla Sardegna ed al Friuli Venezia Giulia.

AUTONOMIA strade

Se ce l’hanno loro, perché noi no? 
In questo modo verrebbero bypassate tutte le paure dei centralisti.
E’ la strada più semplice. Necessita solo di una condizione. Che i parlamentari veneti facciano squadra. Che al di là dei partiti d’appartenenza si battano in tutti i modi per portarla a casa. E i modi ci sono. 

La macroregione Triveneta

I dibattito nato attorno alla richiesta degli 11 comuni del veneziano ha innescato un dibattito in cui è uscita anche la proposta di una macroregione Triveneta a statuto speciale. Non è però un buon segno che un consigliere regionale di Fdi, Matteo Baldan è arrivato bocciare «l’ipotesi di un’ipotetica macroregione del nord, con anche la fusione di Friuli e Veneto come panacea universale di tutti i mal di pancia al confine tra Veneto e Friuli». Secondo l’esponente meloniano non è il momento «di alimentare referendum o fantasiose macroregioni».

images 15
Matteo Baldan



«La macroregione ‘Venezie’– gli risponde Alessio Morosin, della Liga Veneta Repubblica- può rappresentare una soluzione per dare ai Sindaci dei comuni di confine strumenti più efficaci, maggiori opportunità e risposte strutturali ai problemi dei loro territori».
«Non si può sostenere che un progetto sia irrealizzabile quando, storicamente e costituzionalmente, lo è. Il problema, semmai, è politico».

1765529357175 ALESSIO MOROSIN 1
alessio morosin

Agganciare il Veneto alle altre 2 regioni a statuto speciale confinanti sarebbe cosa buona e giusta. Lo consente la legge. Lo suggerisce la storia, visto che per molti anni hanno fatto parte di un’unica unità statuale. Lo dice perfino il nome che fino a qualche anno fa q queste regioni: Venezia Euganea, Venezia Giulia, Venezia Tridentina.
Perché allora opporsi? Perchè, gratta gratta, alla fine salta sempre fuori il fastidio per l’autonomia di certa destra.