Confronto sul futuro dei veicoli storici. Oltre 21 milioni di italiani interessati al settore
(fi.to) Sessant’anni di storia e uno sguardo rivolto al futuro. L’Automotoclub Storico Italiano ha celebrato al Senato della Repubblica il proprio anniversario con un incontro dedicato al valore culturale, turistico ed economico del motorismo storico.

L’appuntamento si è svolto nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, alla presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa, del vicepresidente Gian Marco Centinaio e del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Al centro del confronto il ruolo dei veicoli storici come parte del patrimonio italiano e come risorsa per i territori.

A fotografare le dimensioni del fenomeno è stato uno studio presentato da Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research. Secondo la ricerca, sono oltre 21 milioni gli italiani interessati al motorismo storico, mentre il 79,1% degli intervistati considera auto e moto d’epoca parte del patrimonio culturale nazionale.
Nell’ultimo anno circa 14,5 milioni di persone hanno partecipato o assistito a manifestazioni dedicate ai veicoli storici, generando una spesa stimata in 1,4 miliardi di euro. Il settore viene inoltre associato a un impatto economico complessivo di circa 3,6 miliardi di euro.
«Il motorismo storico rappresenta molto più di una passione», ha sottolineato il presidente ASI e FIVA Alberto Scuro, richiamandone il valore per il turismo, l’economia dei territori e la tutela delle competenze tecniche, industriali e artigianali italiane.

Nel corso della giornata si è parlato anche di turismo e valorizzazione dei territori, con particolare attenzione alla possibilità di costruire itinerari che mettano insieme veicoli storici, paesaggi, patrimonio culturale ed enogastronomia.
Un altro tema centrale è stato quello dell’autenticità e della memoria industriale, dalla conservazione delle targhe originali fino alla tutela e digitalizzazione degli archivi storici, come quello della Carrozzeria Bertone.
Il sessantesimo anniversario dell’ASI diventa così anche l’occasione per rilanciare una riflessione più ampia: auto e moto storiche non soltanto come oggetti da collezione, ma come parte di un patrimonio capace di generare turismo, economia e memoria.
