Il rischio è più del doppio rispetto ai dipendenti

I lavoratori autonomi sono più esposti al rischio povertà rispetto ai dipendenti. Nel 2025 la quota di chi si trova in questa condizione raggiunge il 18,8% tra gli autonomi, contro il 7,9% dei lavoratori salariati. Il divario è ancora più marcato nel Sud, dove il rischio riguarda il 31,6% degli autonomi e il 15,1% dei dipendenti. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

I veri precari sono i lavoratori autonomi

Secondo l’associazione, gli autonomi rappresentano i veri precari del mercato del lavoro, spesso privi di tutele come malattia, ferie retribuite, tredicesima, Tfr e ammortizzatori sociali paragonabili a quelli dei dipendenti. In Italia le partite Iva che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sono quasi 4 milioni, mentre i contribuenti in regime forfettario sfiorano i 2 milioni, con un reddito medio annuo di circa 17.180 euro.

La CGIA sottolinea inoltre come l’eventuale innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia di ricavi per accedere alla flat tax al 15%, previsto dalla manovra 2027, interesserebbe appena 41mila contribuenti, circa il 2% della platea attuale. Una misura giudicata quindi di portata limitata, che non risolve la fragilità strutturale di molti lavoratori autonomi e la necessità di un sistema di welfare più inclusivo.