(Angelo Paratico). Antonio Di Pietro, nato nel 1950 a Montenero di Bisaccia, pare risorto a nuova vita. Come fece Cincinnato, anche lui ha lasciato l’aratro per impugnare la spada. Lo vediamo dibattere ogni giorno in televisione per promuovere il Sì alla riforma della Giustizia proposto dal governo presieduto da Giorgia Meloni. Già dal gennaio 2025 si era espresso a favore della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e, in un’intervista al Corriere della Sera, aveva spiegato che questa riforma garantirà maggiore imparzialità nel sistema giudiziario.

500px Antonio Di Pietro Savona 2011

Vederlo parlare e disputare in televisione è per noi fonte di grande piacere: il suo italiano, come una volta, resta traballante, ma la sua arte retorica è invincibile e buca lo schermo. Antonio Di Pietro ha sempre rappresentato l’immagine del figlio prediletto del grande popolo meridionale. E, nonostante abbia lasciato la pratica della politica e della magistratura, dimostra una conoscenza del Codice e della Costituzione davvero invidiabili.

Parla pane al pane, e riesce a sminuzzarlo e farlo digeribile questo pane, anche ai tanti ignorabimus che affollano i nostri disgraziati talk show e che osano contrastarlo, uscendone spesso con le ossa rotte. Piace moltissimo, perché con lui anche gli argomenti più complessi diventano comprensibili.

Di Pietro al funerale di Tremaglia

L’ultima volta che l’avevo incontrato era stato al funerale di Mirko Tremaglia, a Bergamo, nei primi giorni di gennaio del 2012. Gianfranco Fini non c’era ma c’era Antonio Di Pietro, affiancato dalla moglie. Stavano a capo chino sotto alla pioggia battente, assorti in preghiera. Gli si avvicinò uno dei soliti rompiscatole per chiedergli qualcosa e lui lo fulminò con gli occhi e poi lo scacciò come si fa con una mosca. Il suo gesto voleva dire: “Sto qui a pregare per un amico morto e tu mi scocci?”. C’era pochissima gente, e da Verona eravamo andati con l’amico Massimo Mariotti a rendere l’estremo omaggio a colui che era diventato noto come “il padre degli italiani nel mondo”.

tremaglia
Mirko Tremaglia

Vi sono anche punti oscuri nella tumultuosa carriera di Antonio Di Pietro e ha commesso alcuni errori, soprattutto quando portava la toga, ma ora è diventato molto più saggio. Dal punto di vista ideologico, Antonio Di Pietro si è sempre considerato un cattolico e un liberale e dopo una brillante carriera in magistratura era entrato in politica, che poi aveva lasciato per tornare alle sue radici contadine, a Montenero di Bisaccia.

Vi ha fatto rinascere l’azienda agricola della sua famiglia, che si estende su circa 24 ettari e produce olio d’oliva e vino. In varie interviste, ha descritto questa attività come una sorta di ritorno alle origini: “Ho sempre vissuto col pensiero che sarei tornato nella mia masseria molisana per sdraiarmi sulla terra a guardare le stelle, come faceva mio padre”.

Nonostante abbia lasciato la politica attiva, Antonio Di Pietro non è scomparso del tutto dalla scena pubblica. Negli ultimi anni è intervenuto occasionalmente su temi legati alla giustizia e alla politica italiana.  Speriamo che ora, a differenza di quanto fece Cincinnato, non torni di nuovo all’aratro, perché la politica italiana ha un grande bisogno di uomini sinceri, onesti e pieni di buon senso.