(Simone Vesentini*) C’è un dato che dovrebbe orientare molte delle nostre scelte economiche: Verona è tra le prime province d’Italia per valore della produzione agricola. Non è solo un primato statistico. È una responsabilità. Dalle colline del Lago di Garda alle vigne della Valpolicella, dai pascoli della Lessinia alla pianura, il nostro territorio produce eccellenze straordinarie.
Pensiamo al Riso Vialone Nano Veronese IGP, al Monte Veronese DOP, all’Olio Extravergine di Oliva Garda DOP, al Radicchio di Verona IGP, alla Pesca di Verona IGP, ai grandi vini della Valpolicella e del Soave.

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Una biodiversità che poche altre province possono vantare. Da ristoratore quindi mi chiedo: quanto di questo patrimonio entra davvero, con continuità, nei piatti del centro storico?

Usare prodotti del territorio non è semplice. Gestire la stagionalità richiede calendari aggiornati, continuità di fornitura, adattamento dei menù. Richiede attenzione ad allergeni e tracciabilità, formazione delle brigate e una sala capace di raccontare al cliente origine e valore di ciò che sta mangiando. Sono sfide complesse, ma qualificanti per la ristorazione veronese.

Verona a tavola

Noi possiamo essere tra i migliori ambasciatori della terra veronese, con l’aiuto di strumenti adeguati e lavoro di sistema. Fondamentale è il dialogo tra ristorazione, scuole professionali, categorie economiche e rappresentanza agricola. 
Realtà come Coldiretti svolgono un ruolo centrale nella tutela dei produttori e nella promozione delle filiere. Rafforzare il collegamento con la ristorazione significa creare valore condiviso.

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La qualità non è solo identità economica: è salute. Portare in tavola prodotti freschi, stagionali, tracciabili significa offrire cibo più sano, meno standardizzato, più autentico.
Verona è già una potenza agricola. Ora dobbiamo far sì che questo primato sia visibile ogni giorno nei piatti dei ristoranti veronesi.


*Referente Fiepet Confesercenti Verona