L’infertilità di coppia è un problema sempre più sentito e trova conferma anche nei dati dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona (Aoui). Ogni settimana sono in media quasi 10 le coppie che si rivolgono al centro per una prima visita legata alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Non sempre la causa è l’età: l’infertilità può dipendere anche da patologie benigne o maligne che compromettono la capacità riproduttiva. In questi casi è possibile preservare la fertilità durante la malattia o prima di trattamenti che potrebbero danneggiarla.
Dal punto di vista biologico la fertilità femminile diminuisce con il passare degli anni. La riduzione diventa significativa già tra i 25 e i 28 anni, mentre intorno ai 35 anni la probabilità di concepimento spontaneo si riduce a circa il 50%. Dopo questa età il declino diventa progressivamente più marcato fino a livelli prossimi allo zero intorno ai 44 anni.
In Veneto l’età media del primo parto è di circa 31-32 anni, in linea con il dato nazionale di 31,5 anni. Parallelamente, il tasso di natalità italiano resta tra i più bassi in Europa, con circa 7,6 nati ogni 1.000 abitanti secondo i dati Istat 2024, un calo legato non solo a fattori sanitari ma anche sociali ed economici.
Nel Dipartimento materno-infantile di Aoui è attiva l’Unità di Procreazione medicalmente assistita e preservazione della fertilità, diretta dalla dottoressa Rossana Di Paola, che prende in carico le coppie per i trattamenti previsti dal Servizio sanitario nazionale e regionale. In Veneto è prevista anche la gratuità della preservazione della fertilità per le donne affette da endometriosi.
L’attività del centro è in crescita: nel 2024 sono stati eseguiti circa 300 prelievi ovocitari, saliti a circa 430 nel 2025. Considerando anche i cicli con trasferimento di embrioni crioconservati, i cicli complessivi sono stati circa 750 nel 2024 e circa 1.000 nel 2025. L’età media delle pazienti è di 36 anni.
La PMA è rivolta a donne con patologie come endometriosi, disturbi ovulatori, anomalie uterine o tubariche e disordini metabolici o endocrini. Il servizio è garantito anche alle pazienti oncologiche che necessitano di preservare la fertilità prima di trattamenti chemioterapici, attraverso la crioconservazione di ovociti o embrioni. Possono accedere inoltre coppie con infertilità primaria o secondaria o donne che necessitano di consulenze genetiche. Per ogni paziente sono previsti fino a sei trattamenti.
Il percorso prevede una prima valutazione clinica, seguita dalla stimolazione ovarica controllata. Successivamente si procede al prelievo degli ovociti e alla fecondazione in vitro in laboratorio. Gli ovociti o gli embrioni possono essere crioconservati oppure trasferiti in utero. Il monitoraggio prosegue poi durante la gravidanza in collaborazione con l’unità di Ostetricia e ginecologia fino al parto.
“Nella nostra sala parto circa l’8% dei bambini nasce da un percorso di fecondazione in vitro – spiega il professor Stefano Uccella, direttore dell’Uoc Ostetricia e ginecologia –. Spesso si tratta di donne con storie cliniche complesse o che hanno cercato una gravidanza più tardi. La fertilità femminile ha un picco tra i 20 e i 28 anni e poi diminuisce progressivamente: quando la biologia non coincide con i tempi della società, la medicina può offrire un aiuto concreto”.
“Nel 2025 abbiamo eseguito circa 430 prelievi ovocitari – aggiunge la dottoressa Rossana Di Paola –. Le coppie che si rivolgono al nostro centro non hanno solo problemi di infertilità: molte donne necessitano della preservazione della fertilità, ad esempio prima di terapie oncologiche o a causa di patologie come l’endometriosi. Dopo la valutazione clinica avviamo il percorso terapeutico con la stimolazione ovarica, il prelievo degli ovociti e, a seconda dei casi, la crioconservazione o la fecondazione e il successivo trasferimento embrionario”.
