Paradossale: acquistano petrolio dall’Iran mentre lo bombardano
(Attilio Zorzi) Clamorosa retromarcia di Trump: revoca le sanzioni sul petrolio iraniano per 30 giorni.
La crescente instabilità nelle forniture di gas e petrolio a livello mondiale sta mettendo sotto pressione l’economia globale. Gli effetti sono particolarmente pesanti per Europa e Italia, già provate da anni di tensioni sui mercati energetici.
In questo contesto, le scelte degli Stati Uniti mostrano tutte le contraddizioni di una strategia geopolitica che si scontra con la realtà dei prezzi e della sicurezza degli approvvigionamenti.
Solo la scorsa settimana l’allentamento delle restrizioni verso la Russia. Ora la sospensione temporanea delle sanzioni contro l’Iran: segnali evidenti di una crisi che rischia di sfuggire di mano.
Trump ha annunciato uno stop di 30 giorni alle sanzioni su circa 140 milioni di barili di petrolio iraniano, una quantità che ai prezzi attuali equivale a circa 14 miliardi di dollari di entrate per Teheran.

Una decisione che appare paradossale, considerando che i due Paesi sono formalmente in guerra dal 28 febbraio scorso. Il petrolio prodotto in Iran potrà essere esportato, venduto anche sul mercato statunitense e pagato in dollari, garantendo così liquidità a un Paese che fino a ieri era oggetto di una stretta economica senza precedenti.
La scelta evidenzia le difficoltà di Washington nel gestire le conseguenze di una escalation militare ed economica avviata senza una strategia chiara di lungo periodo. Il timore di un aumento incontrollato dei prezzi della benzina e dell’inflazione interna ha costretto gli Stati Uniti a una retromarcia che non ha precedenti nella storia recente: concedere di fatto un finanziamento miliardario a uno Stato nemico pur di stabilizzare il mercato energetico.

Le sanzioni non funzionano più
La situazione si è aggravata dopo la crisi nello stretto di Hormuz e, soprattutto, dopo i danni subiti dagli impianti di gas naturale liquefatto in Qatar, a Ras Laffan, uno dei principali hub mondiali del GNL. Secondo le prime stime, le riparazioni potrebbero richiedere anni, compromettendo non solo l’export ma la stessa capacità produttiva. Questo scenario apre il rischio di forza maggiore sui contratti pluriennali di fornitura, con possibili ripercussioni dirette anche per aziende italiane come Eni ed Edison.

Con il petrolio tornato in tensione e il gas sempre più incerto, l’Occidente si trova davanti a una realtà difficile da ignorare: le sanzioni e i conflitti geopolitici hanno ridotto i margini di manovra proprio mentre la dipendenza energetica resta elevata. La decisione americana di allentare le restrizioni all’Iran non è quindi un gesto diplomatico, ma il segnale di una fragilità strutturale che riguarda tutto il sistema economico occidentale. Una fragilità che Europa e Italia rischiano di pagare più di altri, strette tra crisi energetica, inflazione e instabilità internazionale, con lo spettro della stagflazione che aleggia anche a causa della totale assenza di politici capaci e concreti in Italia ed in Europa.
Occorre un cambio di marcia, basato su concretezza e pragmatismo e ricordiamocelo quando andremo a votare.
