La giornata dei funerali di Umberto Bossi a Pontida, luogo simbolo della storia leghista, oltre a essere un momento di ricordo ha visto anche un po’ di tensione politica che ha messo in evidenza la frattura mai sanata tra la vecchia Lega Nord bossiana e l’attuale Lega guidata da Matteo Salvini.

All’arrivo del segretario alcuni militanti storici hanno contestato la sua presenza, invitandolo a «togliersi la camicia verde», simbolo identitario del movimento fondato dal Senatùr. Sono anche partiti cori che hanno riportato indietro nel tempo, con il vecchio slogan “Roma ladrona” scandito più volte, quasi a voler marcare una distanza politica e culturale rispetto all’attuale linea nazionale del partito.

In più occasioni Bossi stesso aveva espresso perplessità sulle scelte di Salvini, criticando quella che considerava una trasformazione della Lega da movimento territoriale a partito nazionale. Una distanza mai del tutto ricomposta e che oggi, davanti alla bara del fondatore, è riemersa con forza tra i militanti più legati alla stagione delle origini.

Bossi diede voce alla protesta del Nord

La grande intuizione del Senatùr fu quella di dar voce, nel giusto momento storico, al malessere delle regioni settentrionali per l’eccessivo carico fiscale e la gestione romanocentrica del gettito proveniente dal lavoro soprattutto della piccola e media industria. Di qui la proposta federalista e prima, e secessionista poi. Linea che produsse la riforma federalista dello Stato del 2006, primo firmatario Calderoli, meglio nota come Devolution. Purtroppo venne abrogata con un referendum sostenuto dalla sinistra e, non ufficialmente, dalla componente meridionalista di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. 

salvini

Da allora la Lega iniziò un lento declino, accelerato da alcuni eventi giudiziari, che la portò ai minimi storici. Fu Matteo Salvini a farla rinascere trasformandola da partito autonomista del Nord in partito nazionale. Un’intuizione vincente, in quanto nel frattempo era mutato il contesto storico nel quale la Lega si trovava ad operare.
L’esigenza della riforma federalista era nata in un contesto internazionale di stabilità e pace. Esattamente il contrario di quello odierno.
Impostare una linea politica sulla ristrutturazione delle istituzioni in un clima incombente di guerra, sarebbe come pensare di ristrutturare una casa quando potrebbe essere bombardata da un giorno all’altro.

Ecco allora che i nostalgici della Padania Libera, fanno bene a rivolgere il loro omaggio al loro grande e geniale capo, ma devono capire che una cosa è la nostalgia ed un’altra è la politica.

Diverso invece il tema del radicamento territoriale. Con la scomparsa di Bossi si libererà un seggio alla Camera. Nella base c’è chi si chiede se Salvini sceglierà un candidato veneto per riequilibrare gli assetti, dopo la decisione di candidare il bergamasco Di Rubba, alle suppletive di Rovigo. Ma è difficile che accada, commentano molti militanti storici che rimarcano che il rispetto del territorio e della rappresentanza delle comunità locali è patrimonio della Lega a differenza degli altri partiti romano-centrici.